Addio ad Ascen López, il sorriso e il talento che resteranno con noi
Scomparsa il 14 luglio 2026 a 69 anni, l’interprete di Marga in Machos Alfa e di Nieves in Muertos S.L.lascia una carriera costruita in oltre quarant’anni di teatro, cinema e televisione. Il ruolo più importante arrivò quando mancava appena un mese alla pensione: «Ero già felice, ora lo sono ancora di più».

Il vuoto che ci lascia Ascen López
Ascen López ci ha lasciati oggi, 14 luglio 2026, all’età di 69 anni. La notizia della sua scomparsa è stata comunicata dalla Unión de Actores y Actrices, che ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia e agli amici dell’attrice, ed è stata confermata anche da AISGE. Le cause della morte non sono state rese pubbliche e, nel rispetto di Ascen e dei suoi familiari, non esistono altri elementi sui quali sia possibile o corretto avanzare ipotesi.
«Ci ha lasciati l’adorabile Ascen López, attrice enorme e regina della televisione», ha scritto AISGE, ricordandola attraverso tre parole che oggi sembrano racchiuderne l’essenza: risate, bontà e saggezza. Non soltanto il talento dell’interprete, dunque, ma anche le qualità di una donna profondamente amata da chi aveva avuto la fortuna di conoscerla e di lavorare accanto a lei.
Anche Alberto Caballero, autore di Machos Alfa e Muertos S.L., ha raccontato lo sgomento di chi le era vicino, definendola «una donna meravigliosa che ci ha regalato il suo talento e la sua compagnia». Laura Caballero le ha dedicato un lungo elenco di aggettivi: brillante, saggia, ingegnosa, colta, coraggiosa, empatica, leale, vitale, generosa, autentica, tenace, tenera, creativa, appassionata e allegra. Parole diverse che compongono il ritratto di una presenza evidentemente impossibile da dimenticare.
Oltre quarant’anni vissuti sul palcoscenico
Il suo nome completo era Ascensión López Ferreras. Nata ad Ávila e residente a Madrid, si era laureata in Arte drammatica alla Real Escuela Superior de Arte Dramático, la RESAD, formandosi con William Layton. Quando negli ultimi anni il grande pubblico internazionale l’ha scoperta grazie ad alcune delle commedie spagnole più popolari, Ascen López non era un volto arrivato improvvisamente alla recitazione, ma un’interprete con alle spalle oltre quarant’anni di studio, palcoscenici, attese e personaggi.
Il teatro era stato la sua casa fin dagli anni Ottanta. Nel 1985 aveva lavorato in Rosaura, el sueño es vida, mileidi, diretta da Ernesto Caballero, e negli anni successivi aveva attraversato autori, linguaggi e produzioni molto differenti. Tra i numerosi spettacoli della sua carriera figurano El amor enamorado di Lope de Vega, Mirandolina, la posadera di Goldoni, Presas, Los sueños de mi prima Aurelia di Federico García Lorca, Cuando deje de llover di Andrew Bovell, Los dramáticos orígenes de las galaxias espirales, Mármol di Marina Carr e Luces de bohemia di Ramón María del Valle-Inclán.
Tra il 2019 e il 2020 aveva interpretato Edna nel musical Billy Elliot, diretto da David Serrano al Teatro Nuevo Alcalá di Madrid. Nel 2020 era stata Isabel in Tribus di Nina Raine e nel 2022 aveva partecipato a El cuaderno de Pitágorasdi Carolina África, entrambi rappresentati al Teatro Valle-Inclán del Centro Dramático Nacional.
Proprio parlando di Billy Elliot, Ascen aveva raccontato un episodio che restituisce bene il suo senso dell’umorismo. Durante una delle prime rappresentazioni, la placca di una scarpa da tip tap si era incastrata nella scenografia e lei era caduta proprio mentre gli attori stavano formando la prima fila sul proscenio. Si era rialzata immediatamente, ma aveva continuato il numero cercando di trattenere le risate. Alla fine dello spettacolo, i colleghi l’avevano rassicurata spiegandole che era capitato a tutti e che poteva considerarlo il suo «debutto ufficiale».
Di quell’esperienza conservava un ricordo luminoso. Non aveva mai lavorato prima in un musical né in una produzione con così tante persone, tra attori, tecnici e bambini. Cantare e ballare in uno spettacolo tanto importante le era sembrata la realizzazione di un sogno. «Sono stata molto, molto felice», aveva raccontato. Una frase semplice, ma significativa, che oggi ritorna più volte ripercorrendo le sue dichiarazioni: Ascen López parlava spesso della felicità provata nel fare il proprio mestiere.
Una carriera costruita senza scorciatoie
Parallelamente al teatro, aveva sviluppato un lungo percorso anche sul piccolo schermo. Era apparsa in produzioni come Policías, en el corazón de la calle, El comisario, Amar en tiempos revueltos, Sin tetas no hay paraíso, La que se avecina, Águila Roja, Cuéntame cómo pasó, Velvet, Acacias 38, Caronte, Servir y proteger, Nadsrovia e Mentiras. Negli ultimi anni aveva interpretato Pepa nelle prime due stagioni di El Inmortal ed era entrata nel cast di Sentimos las molestias. Al cinema aveva preso parte, tra gli altri titoli, a Un franco, 14 pesetas.
Spesso erano ruoli secondari o presenze distribuite in pochi episodi, ma Ascen aveva la capacità di dare immediatamente consistenza ai personaggi. Non aveva bisogno di alzare la voce o di forzare una battuta: le bastavano uno sguardo, una pausa, un’esitazione o un’improvvisa variazione del tono per rendere credibile ciò che stava accadendo. La sua comicità nasceva dall’osservazione delle persone e dalla naturalezza, non dalla ricerca dell’effetto.
Era una di quelle attrici che il pubblico riconosce ancora prima di ricordarne il nome, perché per anni ha abitato le storie degli altri, sostenendo i protagonisti e rendendo più veri i mondi raccontati. Il grande ruolo capace di collocarla finalmente al centro sarebbe arrivato soltanto molti anni dopo, quando la pensione sembrava ormai vicinissima.
Marga, la donna attraverso la quale l’abbiamo conosciuta
Io ho conosciuto artisticamente Ascen López attraverso Machos Alfa, la serie creata da Laura e Alberto Caballero per Netflix. È lì che ho incontrato per la prima volta Marga, la madre di Luis, interpretato da Fele Martínez: una donna capace di osservare le contraddizioni del figlio e degli uomini che lo circondano con la concretezza, l’ironia e la libertà di chi non ha più alcun interesse a fingere.
In una serie corale, costruita sulle difficoltà di quattro uomini alle prese con il cambiamento dei rapporti, delle identità e dei ruoli di genere, Ascen riusciva a non scomparire mai. Marga poteva avere meno spazio dei protagonisti, ma quando entrava in scena diventava immediatamente riconoscibile. C’era sempre qualcosa di vivo nei suoi gesti, nel modo di ascoltare gli altri e di reagire alle situazioni più assurde.
Ascen López ha interpretato Marga per diverse stagioni, trasformandola progressivamente in una presenza familiare. Era una madre, una moglie e una donna anziana che non veniva utilizzata soltanto come figura di contorno o come pretesto narrativo. Aveva desideri, debolezze, ironia e una propria capacità di sorprendere. Ascen le aveva regalato tutto questo senza mai trasformarla in una caricatura.
Nieves, il ruolo più importante arrivato un mese prima della pensione

Poi è arrivata Muertos S.L. e con Nieves Torralba ho scoperto ancora di più la sua misura, il suo ritmo e la sua straordinaria capacità di unire comicità e verità.
La serie comincia dopo la morte di Gonzalo Torregrosa, fondatore della funeraria di famiglia. Nieves, la sua vedova, assume il controllo dell’impresa, scontrandosi con Dámaso, storico dipendente convinto di essere il naturale successore del proprietario, e con le figlie, intenzionate a liberarsi dell’attività. Dietro l’apparente fragilità della vedova emerge progressivamente una donna determinata, imprevedibile e molto più forte di quanto gli altri siano disposti a riconoscere.
Nieves era comica senza diventare grottesca, tenera senza essere ingenua, autorevole senza perdere la propria vulnerabilità. Ascen le aveva regalato corpo, ritmo e profondità, facendone uno dei cuori emotivi della serie. In mezzo alle rivalità professionali, alle lotte di potere e alle assurdità quotidiane della funeraria, bastava uno sguardo di Nieves per riportare tutto a una dimensione umana.
La storia di come Ascen ottenne quel personaggio rende oggi il suo addio ancora più doloroso. Nel 2024 raccontò che non le era mai stato affidato un ruolo tanto importante in una serie e che la proposta era arrivata quando mancava appena un mese alla pensione. Avrebbe dovuto presentare la domanda alla fine di settembre; la telefonata per Muertos S.L. era arrivata in agosto.
«Ero già felice, ora lo sono ancora di più», dichiarò parlando del progetto e delle persone con le quali stava lavorando. Dopo una vita trascorsa a recitare, quel personaggio le aveva aperto una stagione professionale nuova e inaspettata.
Non era un talento sbocciato tardi. Era un talento presente da sempre, al quale finalmente era stato concesso il tempo e lo spazio necessari per mostrarsi pienamente. La sua storia ricorda quanto possano essere ingiusti i tempi dello spettacolo, soprattutto nei confronti delle attrici, e quanto sia sbagliato considerare concluso il percorso di una donna soltanto perché ha superato una certa età.
Ascen non aveva avuto bisogno di reinventarsi. Aveva semplicemente continuato a lavorare, ad aspettare e a credere nel proprio mestiere fino all’arrivo del personaggio che le avrebbe permesso di essere finalmente riconosciuta anche da un pubblico molto più ampio.
Ridere della morte senza negare il dolore
Muertos S.L. affronta uno dei più grandi tabù della nostra società attraverso la commedia. Ascen spiegava che parlare della morte non doveva necessariamente significare costruire un racconto cupo o solenne: la serie sceglieva di osservarla «da un punto di vista divertente», cercando nell’umorismo una forma di alleggerimento e di condivisione.
Per Ascen quel rapporto con la morte aveva anche una dimensione familiare. Aveva raccontato che persino durante le veglie funebri, nella sua famiglia, poteva accadere che qualcuno finisse per ridere. Non perché il dolore non esistesse, ma perché l’ironia poteva diventare un modo per attraversarlo e renderlo, almeno per qualche istante, più sopportabile.
È forse anche qui che si misura il valore più profondo del lavoro di un’interprete: nella possibilità che una scena, una battuta o un personaggio raggiungano una persona sconosciuta proprio nel momento in cui ne ha maggiormente bisogno. Attraverso Nieves, Ascen López ha contribuito a raccontare la morte senza nasconderla, ricordandoci che anche dentro il lutto possono continuare a esistere la vita, l’assurdo, l’affetto e il bisogno di sorridere.
L’ultimo appuntamento con Nieves

Il 7 agosto 2026 Netflix distribuirà a livello globale la quarta e ultima stagione di Muertos S.L., composta da sei episodi. Ascen López farà ancora parte del cast e il pubblico potrà quindi rivederla un’ultima volta nei panni di Nieves.
Quella data, che avrebbe dovuto rappresentare soltanto il finale di una serie, assume ora un significato completamente diverso. Ci sarà la gioia di ritrovare il suo sorriso, i suoi tempi comici e la sua naturalezza, ma anche il dolore di sapere che non potremo più aspettare il personaggio successivo.
La stagione conclusiva di Muertos S.L. diventerà inevitabilmente il suo ultimo saluto al pubblico: l’ultima occasione per celebrare un’attrice alla quale era stato finalmente affidato un ruolo all’altezza della sua esperienza e del suo talento.
La donna dietro i personaggi
Non ho avuto la fortuna di conoscere Ascen López personalmente. L’ho incontrata come spesso accade con gli attori: attraverso le donne alle quali ha prestato il volto, la voce, il corpo e una parte di sé. Eppure alcune interpretazioni riescono a creare una vicinanza autentica, a entrare nelle nostre giornate e a diventare parte della memoria con la stessa naturalezza delle persone incontrate davvero.
Marga e soprattutto Nieves sono state per me questo. Due personaggi capaci di farmi ridere, emozionare e affezionare, fino a farmi sentire di conoscere almeno un poco anche la donna che li interpretava.
Le testimonianze di chi le è stato accanto raccontano una persona colta, brillante, generosa, leale, vitale e piena di curiosità. La felicità con cui parlava del proprio lavoro, anche dopo decenni di carriera, restituisce l’immagine di una donna che non aveva perso la capacità di meravigliarsi davanti a un’opportunità, a un personaggio o alla complicità con i colleghi.
Il 31 maggio, poco più di un mese prima di lasciarci, aveva festeggiato il suo sessantanovesimo compleanno pubblicando una fotografia davanti a una torta. Sorrideva e scriveva semplicemente: «Un anno in più. Grazie». È difficile guardare oggi quell’immagine senza provare dolore, ma forse il modo più giusto per ricordarla è partire proprio da quel sorriso e ricambiare il suo ringraziamento.
Grazie, Ascen, per Marga e per Nieves. Grazie per tutte le donne alle quali hai regalato verità, dignità, ironia e umanità. Grazie per essere riuscita a farci ridere anche parlando della morte, senza mai negarne il dolore.
Ci hai regalato momenti indimenticabili attraverso i tuoi personaggi. Continueremo a ritrovarti nelle tue scene, nei tuoi sguardi, nelle pause e nelle risate che hai lasciato sullo schermo e sul palcoscenico.
Ci piace ricordarla così

Ci piace ricordarla così, in Machos Alfa, seduta a un tavolino davanti al Pantheon, nel cuore di Roma, mentre sorride e chiede in italiano: «Un altro Aperol Spritz, per favore!».