Berlino, attentato nell’area del Pride: una donna morta e 16 feriti, ricercato un ventunenne

Un veicolo ha travolto diverse persone nel Tiergarten intorno alle 22 del 25 luglio, mentre era ancora in corso la manifestazione conclusiva del Christopher Street Day. Polizia e Procura generale parlano ufficialmente di «attentato». Il ricercato Abdul B. era già conosciuto nell’ambiente islamista berlinese, ma movente, ruolo e dinamica completa devono ancora essere accertati.

Le indagini sono ancora in corso e il quadro potrebbe cambiare nelle prossime ore.

Il veicolo bianco distrutto dopo l’attacco avvenuto nel Tiergarten di Berlino durante le celebrazioni conclusive del Christopher Street Day. Foto: Jason Tschepljakow/dpa/picture alliance. Immagine pubblicata a fini di cronaca.

Una donna è morta e sedici persone sono rimaste ferite nell’attacco avvenuto nella serata di sabato 25 luglio nel Großer Tiergarten di Berlino, durante la giornata del Christopher Street Day. Tre dei feriti erano in condizioni potenzialmente letali, mentre altri otto avevano riportato lesioni gravi.

Intorno alle 22, un veicolo bianco ha percorso l’Ahornsteig, un sentiero interno al Tiergarten, investendo o facendo cadere diverse persone, prima di terminare la corsa contro un albero. Quando le forze dell’ordine hanno raggiunto il mezzo, non vi era più nessuno a bordo.

La grande sfilata aveva già completato il percorso attraverso Berlino, ma davanti alla Porta di Brandeburgo era ancora in corso la manifestazione conclusiva ufficiale, programmata fino a mezzanotte. Il veicolo non ha quindi travolto il corteo mentre sfilava: l’attacco è avvenuto nel giorno del Pride, mentre il programma organizzato dal CSD non era ancora terminato.

Polizia e Procura generale di Berlino hanno utilizzato nella loro comunicazione ufficiale l’espressione «Anschlag im Umfeld des Christopher Street Day», cioè «attentato nell’area del Christopher Street Day». La definizione indica che le autorità considerano deliberata l’azione, ma non chiarisce ancora se il movente fosse terroristico, islamista o diretto specificamente contro la comunità LGBTQIA+.

IL QUADRO IN BREVE

  • Quando: sabato 25 luglio 2026, intorno alle 22.
  • Dove: Ahornsteig, nel Großer Tiergarten di Berlino.
  • Bilancio: una donna morta e 16 persone ferite.
  • Condizioni: tre persone in pericolo di vita e altre otto ferite gravemente.
  • Ricercato: Abdul B., 21 anni.
  • Indagine: Polizia e Procura generale parlano ufficialmente di attentato.
  • Movente: non ancora accertato.
  • Contesto: la sfilata era terminata, ma la manifestazione conclusiva del Pride era ancora in corso.

Il veicolo nel Tiergarten e lo schianto contro un albero

Secondo la prima ricostruzione della Polizia di Berlino, poco prima delle 22 un’autovettura bianca è entrata nell’area del Tiergarten e ha colpito diverse persone lungo l’Ahornsteig. Il mezzo ha poi proseguito fino a schiantarsi contro un albero.

La polizia ha inizialmente utilizzato il termine tedesco Pkw, riferito a un’autovettura. Altre fonti lo hanno descritto come un minivan o un piccolo furgone. In assenza di una classificazione tecnica definitiva, la formulazione più precisa rimane “veicolo bianco”.

Il mezzo è stato trovato vuoto. Un portavoce della polizia ha dichiarato ai giornalisti presenti sul posto:

«Era vuoto, per questo stiamo lavorando intensamente per rintracciare l’autore o gli autori».

La dichiarazione è stata raccolta dall’agenzia Reuters, che ha riferito come le autorità non avessero ancora stabilito quante persone si trovassero a bordo.

Il programma del Pride è stato interrotto intorno alle 22:15. Alle persone presenti davanti alla Porta di Brandeburgo è stato chiesto di lasciare la zona e di non attraversare il Tiergarten in direzione della Siegessäule, mentre polizia, vigili del fuoco e servizi sanitari raggiungevano l’area.

Nelle prime ore dopo l’attacco alcune fonti avevano parlato di diciassette feriti. Il bilancio successivamente riportato da rbb e Associated Press è di sedici persone ferite, oltre alla donna deceduta.

Le ferite provocate con strumenti da punta o da taglio

L’investimento potrebbe non essere stato l’unico momento dell’attacco. Nella comunicazione congiunta, Polizia e Procura generale affermano che una o più persone si sarebbero allontanate dal veicolo dopo la corsa nel parco.

La stessa nota aggiunge che diverse vittime sarebbero state ferite attraverso “strumenti da punta o da taglio”.

Gli investigatori stanno quindi verificando se, dopo lo schianto contro l’albero, uno o più occupanti siano scesi dal mezzo e abbiano continuato l’aggressione. Non sono stati ancora chiariti il numero delle persone coinvolte, il tipo preciso di arma utilizzata e il ruolo di ciascun sospettato.

Alcune testate hanno parlato di una machete. Questo particolare non compare nei comunicati ufficiali e non può essere presentato come confermato.

Chi è Abdul B., il ventunenne ricercato

Nella mattinata del 26 luglio, la Polizia e la Procura generale di Berlino hanno diffuso la fotografia di Abdul B., 21 anni, chiedendo pubblicamente aiuto per rintracciarlo.

La fotografia è stata resa pubblica perché l’uomo è formalmente ricercato dalle autorità tedesche. Non si tratta quindi di un’immagine ottenuta da fonti giornalistiche o attraverso i social, ma di un avviso ufficiale di ricerca.

Secondo il comunicato, Abdul B. è sospettato di avere ferito diverse persone utilizzando il veicolo in movimentointorno alle 22 nel Tiergarten. La formulazione non chiarisce però se fosse materialmente alla guida né quale ruolo abbia avuto nelle altre fasi dell’attacco.

La polizia lo descrive come un uomo dalla corporatura snella, alto circa un metro e novanta e con capelli neri. Al momento dell’attacco avrebbe indossato una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi.

Le autorità hanno invitato la popolazione a non cercare un contatto diretto:

«Non rivolgetevi in nessun caso alla persona ricercata ed evitate il contatto diretto. Potrebbe essere armata e pericolosa».

La fotografia, la descrizione e la richiesta di collaborazione sono consultabili nell’avviso ufficiale diffuso dalla Polizia e dalla Procura generale di Berlino.

Il portavoce della polizia Florian Nath ha dichiarato ai giornalisti, in una dichiarazione riportata da Reuters e Associated Press, che il ricercato era già conosciuto dalle autorità come appartenente allo “spettro islamista” berlinese.

«Il sospettato è noto alla polizia. È conosciuto come appartenente agli ambienti islamisti di Berlino e la ricerca di questa persona sta procedendo a pieno ritmo».

Nath ha però precisato che le autorità non avevano ancora informazioni definitive sul movente specifico, sulla sequenza esatta degli eventi o sul ruolo concreto del giovane.

Il fatto che Abdul B. fosse conosciuto nell’ambiente islamista è un elemento rilevante dell’indagine, ma non dimostra da solo un movente terroristico o religioso. Non sono stati annunciati collegamenti accertati con lo Stato Islamico o con altre organizzazioni terroristiche.

Non è stato chiarito neppure se Abdul B. abbia agito da solo. La comunicazione ufficiale parla infatti di «una o più persone» che potrebbero essere scese dal mezzo.

Abdul B. è un sospettato ricercato, non una persona già riconosciuta colpevole. La sua responsabilità dovrà essere accertata attraverso le indagini e, eventualmente, da un tribunale.

«Uno dei giorni peggiori per la comunità queer»

Julian Miethig, che aveva partecipato alle celebrazioni del CSD, ha raccontato a Reuters di essere diretto verso un afterparty quando un amico gli ha comunicato che nel Tiergarten era accaduto qualcosa di grave.

Tornato verso l’area, ha visto ambulanze, mezzi dei vigili del fuoco e un vasto schieramento di polizia.

«È uno dei giorni peggiori per la comunità queer, un giorno che personalmente speravo di non dover mai vivere. Sono sconvolto».

La testimonianza restituisce il passaggio improvviso da una giornata di manifestazione, musica e partecipazione politica a una notte di soccorsi, evacuazioni e paura.

Centinaia di migliaia di persone avevano partecipato pacificamente agli appuntamenti del Christopher Street Day prima che il programma venisse interrotto.

Il Pride non è stato investito mentre sfilava

La 48ª edizione del Berlin CSD era partita alle 12 da Leipziger Straße. Il percorso attraversava Potsdamer Platz, Nollendorfplatz, Lützowplatz e l’area della Siegessäule, per poi raggiungere la zona della Porta di Brandeburgo.

Il programma ufficiale del sabato prevedeva otto palchi, musica, spettacoli, interventi politici e iniziative della comunità dalle 15 fino a mezzanotte.

Alle 22, quando il veicolo ha attraversato il Tiergarten, la sfilata aveva già raggiunto la destinazione finale, ma il programma ufficiale era ancora in corso. Gli orari sono indicati nel programma pubblicato dal Berlin CSD.

UN PUNTO ESSENZIALE

Il veicolo non è entrato nel corteo mentre la sfilata attraversava Berlino.

L’attacco è avvenuto nel Tiergarten durante la giornata del Pride e mentre davanti alla Porta di Brandeburgo era ancora in corso la manifestazione conclusiva ufficiale.

È quindi corretto parlare di attentato nell’area del Christopher Street Day e durante le celebrazioni del Pride, ma non di un veicolo che ha travolto la parata in movimento.

Per la prima volta nella sua storia, il Berlin CSD aveva organizzato un programma su due giornate, il 24 e il 25 luglio. Il motto scelto per il 2026 era «Haltung ist hot», traducibile come «Prendere posizione è hot».

Gli organizzatori avevano collegato esplicitamente il motto alla difesa della democrazia, della solidarietà e della visibilità queer:

«La libertà e la diversità non sono scontate».

Kai Wegner: «Un attacco alla nostra società libera e cosmopolita»

Il sindaco-governatore di Berlino, Kai Wegner, ha commentato l’attacco attraverso una dichiarazione stampa diffusa dall’Ufficio stampa e informazione del Land di Berlino.

«È un attacco alla nostra società libera e cosmopolita. Dopo un CSD pacifico e colorato, la manifestazione per una Berlino tollerante e pacifica è stata attaccata nel modo più brutale».

Wegner ha aggiunto:

«Berlino è la città della libertà e oggi la nostra libertà è stata attaccata nel modo più terribile».

Il sindaco ha espresso vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e alle persone amiche e ha ringraziato le forze dell’ordine e i soccorritori intervenuti sul posto.

La dichiarazione completa è pubblicata nel comunicato ufficiale della Cancelleria del Senato di Berlino.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha a sua volta condannato l’attacco e assicurato che le autorità federali avrebbero sostenuto l’indagine. La sua posizione è stata riportata da Associated Press.

La solidarietà oltre la Germania

Messaggi di vicinanza alla comunità LGBTQIA+ di Berlino sono arrivati anche dall’estero. In Italia, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha dedicato un post alle vittime dell’attacco e alle persone coinvolte nel Christopher Street Day.

La presa di posizione dell’associazione romana collega quanto accaduto alla necessità di continuare a difendere i Pride come luoghi di libertà, visibilità e partecipazione pubblica.

Un Pride nato per difendere la presenza nello spazio pubblico

Il Christopher Street Day ricorda la rivolta iniziata nel giugno del 1969 dopo l’ennesima irruzione della polizia nello Stonewall Inn di New York.

La prima manifestazione denominata Christopher Street Day a Berlino si svolse nel 1979. Da allora il CSD è diventato uno dei principali appuntamenti europei per i diritti LGBTQIA+.

Il Pride non è soltanto una celebrazione. È la rivendicazione pubblica del diritto a esistere, essere visibili e partecipare alla vita collettiva senza paura.

È proprio questa visibilità nello spazio pubblico ad avere reso, in diversi momenti della storia, le manifestazioni LGBTQIA+ bersaglio di violenze individuali, gruppi organizzati, movimenti estremisti e fondamentalismi religiosi.

Quando la violenza ha colpito durante altri Pride

I precedenti non possono essere sovrapposti automaticamente al caso di Berlino. Le motivazioni, le modalità e le responsabilità cambiano profondamente da un episodio all’altro.

La ricostruzione seguente considera esclusivamente violenze avvenute durante la giornata del Pride, mentre il corteo o le iniziative ufficiali erano in corso.

Gerusalemme, 2005 e 2015: lo stesso aggressore colpisce due volte

Nel 2005 Yishai Schlissel, un ebreo ultraortodosso, entrò nel Pride di Gerusalemme e accoltellò tre partecipanti.

Dopo avere scontato circa dieci anni di carcere, il 30 luglio 2015 tornò ad attaccare la stessa manifestazione, poche settimane dopo la scarcerazione.

Schlissel entrò nel corteo armato di coltello e colpì sei persone. Tra loro vi era Shira Banki, una studentessa di sedici anni, che morì tre giorni dopo per le ferite riportate.

L’aggressore venne condannato all’ergastolo e ad altre pene detentive per i tentati omicidi.

Quello di Gerusalemme rimane uno dei precedenti più gravi, anche perché lo stesso uomo aveva già attaccato il Pride dieci anni prima.

Belgrado, 2001: il primo Pride aggredito

Il 30 giugno 2001, il primo Pride di Belgrado fu attaccato da gruppi nazionalisti, estremisti di destra, skinhead e oppositori omofobi.

Secondo Amnesty International, le persone che cercavano di partecipare furono minacciate, colpite con pugni, bottiglie, uova, pietre e bastoni e costrette alla fuga.

Amnesty accusò la polizia di non avere protetto adeguatamente la manifestazione e riferì che alcuni agenti erano rimasti inizialmente a guardare mentre avvenivano le aggressioni.

Circa quaranta civili e otto agenti risultarono feriti.

Split, 2011: pietre e oggetti contro la sfilata

L’11 giugno 2011, il primo Pride di Split, in Croazia, fu circondato e attaccato da migliaia di oppositori.

Pietre e altri oggetti vennero lanciati contro le persone che stavano sfilando e la manifestazione dovette essere interrotta.

Secondo un organizzatore citato da Amnesty International, almeno cinque partecipanti rimasero feriti e una persona venne ricoverata con una lesione alla testa.

Nicola Duckworth, allora direttrice per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty International, dichiarò in una nota stampa:

«È vergognoso che la polizia non sia riuscita a proteggere adeguatamente i partecipanti alla manifestazione».

Kyiv, 2015: la marcia attaccata pochi minuti dopo la partenza

Il 6 giugno 2015, circa 250 persone parteciparono alla March for Equality di Kyiv.

Poco dopo la partenza, il corteo venne attaccato da gruppi omofobi e di estrema destra. Secondo Amnesty International, circa dieci manifestanti e almeno cinque agenti rimasero feriti; uno dei poliziotti riportò lesioni gravi.

La marcia si svolse sotto la protezione di circa 1.500 agenti e membri della Guardia nazionale, ma Amnesty denunciò la mancanza di coordinamento preventivo e di un piano adeguato per l’evacuazione.

Denis Krivosheev, allora vicedirettore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty, dichiarò in una nota dell’organizzazione:

«È essenziale che le autorità indaghino e perseguano i responsabili della violenza e facciano di più per proteggere in futuro la comunità LGBTI dagli attacchi».

Białystok, 2019: quattromila oppositori contro il corteo

Il 20 luglio 2019, circa mille persone parteciparono al primo Equality March di Białystok, in Polonia.

Secondo le stime della polizia riportate da Amnesty International, circa quattromila contromanifestanti lanciarono petardi, pietre e uova, urlarono insulti e aggredirono fisicamente alcune persone del corteo.

Circa settecento agenti erano stati schierati per proteggere la manifestazione, ma Amnesty giudicò il dispositivo inadeguato rispetto al livello delle minacce e delle violenze.

L’attacco avvenne in un clima segnato da una forte retorica anti-LGBTQIA+ diffusa anche da esponenti politici e da alcuni media polacchi.

Münster, 2022: Malte C. muore dopo essere intervenuto

Il 27 agosto 2022, durante il Christopher Street Day di Münster, alcune partecipanti furono insultate e minacciate con espressioni queerfobiche.

Malte C., uomo trans di 25 anni, intervenne chiedendo all’aggressore di smettere. Venne colpito con un pugno al volto, perse l’equilibrio e batté violentemente la testa a terra.

Ricoverato con una grave emorragia cerebrale, morì il 2 settembre.

Gli organizzatori del CSD di Münster ricordarono il suo intervento come un atto di coraggio civile:

«Malte aveva dimostrato una grande forza civile cercando di proteggere due donne insultate e minacciate in modo queerfobico. Il suo coraggio gli è costato la vita».

Matrici differenti, lo stesso diritto messo in discussione

I precedenti mostrano forme di violenza molto diverse.

A Gerusalemme agì un fondamentalista religioso. A Belgrado, Split, Kyiv e Białystok furono coinvolti gruppi nazionalisti, movimenti di estrema destra o ampie contromanifestazioni. A Münster l’aggressione nacque dall’intervento di un partecipante che cercava di difendere altre persone.

Non esiste un’unica identità dell’aggressore e non esiste una sola spiegazione della violenza contro i Pride.

Il filo comune è il tentativo di trasformare la visibilità pubblica delle persone LGBTQIA+ in un rischio: interrompere una manifestazione, impedire alle persone di sfilare o associare alla presenza nello spazio pubblico la paura di essere aggredite.

Nel caso di Berlino, sarà l’indagine a dover stabilire se il Christopher Street Day sia stato scelto deliberatamente come obiettivo e quale fosse il movente degli autori.

Le domande ancora aperte

Gli investigatori dovranno stabilire chi fosse alla guida, quante persone si trovassero nel veicolo e quale percorso abbia seguito il mezzo prima di raggiungere l’Ahornsteig.

Dovranno inoltre ricostruire le ferite provocate con strumenti da punta o da taglio e verificare se vi sia stata una seconda fase dell’attacco.

Un altro punto centrale riguarda la scelta del luogo: sarà necessario accertare se il Pride fosse stato individuato deliberatamente come bersaglio, se l’azione fosse stata preparata e se esistano complici, comunicazioni o rivendicazioni.

Fino a quando questi elementi non saranno chiariti, la formulazione più accurata rimane quella adottata dalla Polizia e dalla Procura generale: un attentato nell’area del Christopher Street Day, avvenuto mentre il programma ufficiale del Pride era ancora in corso.

La libertà colpita nel luogo della visibilità

Per ore, centinaia di migliaia di persone avevano attraversato Berlino per affermare il diritto di vivere senza discriminazioni e per difendere una società aperta.

La manifestazione conclusiva era ancora in corso quando il veicolo è entrato nel Tiergarten.

L’effetto immediato dell’attacco è stato trasformare uno spazio di libertà, incontro e appartenenza in un luogo di fuga, soccorsi e paura.

Il compito dell’informazione è raccontare la gravità di ciò che è accaduto senza anticipare conclusioni che spettano agli investigatori e alla giustizia.

Significa distinguere i fatti confermati dalle ipotesi, non nascondere il contesto nel quale è avvenuto l’attacco e, allo stesso tempo, non utilizzare informazioni parziali per attribuire responsabilità collettive.

Le indagini dovranno dire chi ha colpito e perché. Resta intanto il significato di una manifestazione che, proprio perché rende visibili persone e diritti ancora contestati, continua ad avere bisogno di essere difesa e protetta.

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