Tom Holland: la danza, il bullismo e la nascita di Spider-Man
Prima di diventare Spider-Man, Tom Holland era un bambino preso in giro perché studiava danza. Oggi proprio quella formazione gli permette di interpretare il supereroe anche quando la maschera gli nasconde il volto, comunicando attraverso la postura, il ritmo e il movimento.
Con Spider-Man: Brand New Day, ora al cinema, l’attore torna nel ruolo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Il nuovo film racconta un Peter Parker più adulto, solo e impegnato a non perdere la propria identità.

Spider-Man: Brand New Day, un nuovo inizio per Peter Parker
Dal 29 luglio è nelle sale italiane Spider-Man: Brand New Day, quarto film da protagonista di Tom Holland nei panni di Peter Parker. Diretto da Destin Daniel Cretton, il nuovo capitolo vede nel cast anche Zendaya, Jacob Batalon, Sadie Sink, Jon Bernthal, Mark Ruffalo e Tramell Tillman. Il film riprende il racconto dopo gli eventi di Spider-Man: No Way Home, quando Peter ha accettato che il mondo dimenticasse la sua esistenza per proteggere le persone che amava.
Sono trascorsi quattro anni. Peter vive solo a New York e ha dedicato completamente la propria vita alla lotta contro il crimine, diventando Spider-Man a tempo pieno. Ma mentre MJ e Ned sono andati avanti senza ricordarsi di lui, l’isolamento, la pressione e la perdita dei legami che definivano la sua identità cominciano a produrre una trasformazione emotiva e fisica che potrebbe sfuggirgli di mano. Il film torna così a uno degli aspetti che hanno sempre reso Peter Parker diverso dagli altri supereroi: dietro i poteri rimane un ragazzo che cerca di comprendere chi è e quale posto occupare nel mondo.
Holland definisce Brand New Day «un nuovo inizio» e un film dedicato al momento in cui i giovani cercano la propria identità e diventano adulti. Il passaggio fondamentale del percorso di Peter, spiega l’attore, consiste nel comprendere di non poter affrontare tutto da solo: cancellare progressivamente Peter Parker per lasciare spazio soltanto a Spider-Man non lo rende più forte, ma rischia di fargli perdere ciò che lo collega agli altri e a se stesso.
Prima di Spider-Man c’era un bambino che amava ballare
Tom Holland è cresciuto a Kingston upon Thames, nella parte sud-occidentale di Londra, in una famiglia vicina al mondo creativo: sua madre Nicola è fotografa, mentre suo padre Dominic è scrittore e comico. La sua strada, però, non comincia davanti a una macchina da presa.
Da bambino si appassiona alla musica e al movimento. Dopo averlo visto ballare, sua madre lo iscrive a un corso di hip-hop presso la Nifty Feet Dance School di Wimbledon. Durante un’esibizione viene notato dalla coreografa Lynne Page, collaboratrice di Peter Darling, responsabile delle coreografie di Billy Elliot the Musical. Da quell’incontro nasce la possibilità di partecipare alle selezioni dello spettacolo.
Non si tratta di un successo immediato. Holland deve prepararsi per circa due anni, studiando balletto, tip tap e acrobatica. Nel giugno del 2008 debutta al Victoria Palace Theatre nel ruolo di Michael, il migliore amico di Billy, e pochi mesi più tardi passa alla parte del protagonista. Rimane nella produzione londinese fino al 2010.
La vicenda di Billy Elliot, il figlio di un minatore che vuole diventare ballerino in un ambiente nel quale quella passione viene considerata inadatta a un ragazzo, finisce per intrecciarsi con la vita reale del giovane interprete.
Le lezioni in palestra e il bullismo dei compagni
Una parte della preparazione avviene nella palestra della scuola durante la pausa pranzo. Holland studia balletto da solo con un insegnante, indossando la calzamaglia, mentre alcuni compagni lo osservano dalle finestre.
L’attore ha ricordato che, agli occhi di un gruppo di bambini interessati soprattutto al rugby, vederlo fare balletto non era considerato particolarmente “cool”. Per quella scelta viene preso in giro e sottoposto a episodi di bullismo. Holland non ha mai nascosto che quel periodo abbia avuto momenti difficili, ma ha raccontato anche quanto fosse determinato a continuare:
«Non potevano colpirmi abbastanza forte da farmi smettere.»
Holland continuava ad allenarsi non perché le derisioni non avessero peso, ma perché desiderava ottenere quella parte e la danza contava più del giudizio dei compagni.
Il bullismo non lo ha reso un grande attore. A farlo sono stati la passione, il lavoro e la possibilità di proseguire nonostante un ostacolo che non avrebbe mai dovuto incontrare.
La sua storia mostra quanto possano essere limitanti gli stereotipi che stabiliscono quali attività siano considerate accettabili per un bambino o per una bambina. Il problema non era la danza, ma l’idea che un ragazzo dovesse rinunciarvi per evitare di apparire diverso dagli altri.
Holland ha raccontato di avere trovato anche in Peter Parker qualcosa di quella esperienza. Come il personaggio, aveva accettato di non essere il ragazzo più popolare della scuola e aveva cercato il proprio gruppo di amici, continuando per la sua strada.
Billy Elliot gli ha insegnato molto più che ballare
Il teatro richiede disciplina, precisione e continuità. Ogni sera Holland deve ripetere coreografie complesse, sostenere il ritmo dello spettacolo e imparare a lavorare con responsabilità quando è ancora poco più che un bambino.
Il giorno del debutto nel ruolo di Billy ha la tonsillite. Non dice nulla perché parenti e amici sono arrivati per assistere alla rappresentazione, porta a termine lo spettacolo e viene visitato dal medico soltanto il giorno successivo. È un episodio che testimonia la sua determinazione, ma che non deve essere trasformato nell’elogio di un bambino costretto a lavorare anche quando sta male. Lo stesso Holland, da adulto, ha riconosciuto quanto fosse giovane per sostenere una produzione tanto impegnativa.
Dal palcoscenico arriva poi al cinema. Nel 2012 interpreta Lucas in The Impossible di J.A. Bayona, accanto a Naomi Watts ed Ewan McGregor. La prova, fisicamente ed emotivamente complessa, gli vale il riconoscimento come interprete rivelazione del National Board of Review e lo fa conoscere al pubblico internazionale. Seguono lavori come How I Live Now, Wolf Hall, In the Heart of the Sea e The Lost City of Z.
Il percorso, tuttavia, non è lineare. Intorno ai diciotto anni attraversa una fase nella quale le opportunità diminuiscono. Sua madre lo iscrive a un corso di falegnameria di sei settimane a Cardiff, affinché possa imparare un mestiere e costruire un’alternativa concreta. Holland accetta, impara a lavorare sui tetti e a ristrutturare un bagno, ma continua contemporaneamente a partecipare alle audizioni.
La sua prima audizione per Spider-Man avviene proprio mentre frequenta quel corso.
La danza nascosta dentro Spider-Man
Nel 2015 Sony e Marvel scelgono Tom Holland per interpretare il nuovo Peter Parker. L’attore debutta in Captain America: Civil War nel 2016 e l’anno successivo diventa protagonista di Spider-Man: Homecoming. La sua età, l’energia e la capacità di restituire la vulnerabilità del personaggio contribuiscono a costruire uno Spider-Man adolescente, entusiasta e insicuro, molto vicino allo spirito dei fumetti.
La danza non appartiene però soltanto al passato precedente al cinema. È uno degli strumenti che gli permettono di interpretare fisicamente il supereroe.
La formazione nel balletto, ha spiegato Holland, gli ha insegnato a controllare il corpo e a esprimere le emozioni attraverso il movimento. Una capacità diventata fondamentale per Spider-Man: quando indossa la maschera e il pubblico non può vedere il suo volto, deve comunicare paura, esitazione, entusiasmo o dolore attraverso la postura, il ritmo e i gesti.
La danza non gli ha dato soltanto l’agilità necessaria per le scene d’azione: gli ha insegnato a recitare con tutto il corpo.
Il suo passato nella danza e nella ginnastica continua a favorire la consapevolezza del corpo, l’equilibrio e il senso del tempo con cui affronta le scene d’azione. Holland esegue inoltre personalmente le sequenze acrobatiche ogni volta che le condizioni lo consentono.
La disciplina per la quale veniva deriso non è stata un ostacolo da lasciarsi alle spalle: è diventata parte del linguaggio con cui ha dato vita a Spider-Man.
Il supereroe di chi non riesce a sentirsi parte del gruppo
Il collegamento tra la sua esperienza personale e Peter Parker non riguarda soltanto il movimento. Holland ha parlato più volte della responsabilità che accompagna un personaggio seguito da milioni di bambini e adolescenti:
«Ci sono ragazzi vittime di bullismo che non riescono a sentirsi parte del gruppo, e Spider-Man è il loro punto di riferimento.»
Per lui interpretare Spider-Man non significa quindi soltanto indossare un costume o guidare una grande produzione cinematografica. Significa rappresentare un ragazzo che non possiede la sicurezza degli eroi tradizionali, commette errori, vive la scuola e le amicizie con difficoltà e cerca continuamente di conciliare ciò che gli altri si aspettano da lui con ciò che sente di essere.
Alla première di Los Angeles di Brand New Day, Holland è tornato sul tema spiegando che la maggiore responsabilità nel realizzare questi film consiste nel dare ai bambini qualcuno a cui guardare come esempio. Ha precisato di riferirsi a Peter Parker e non a se stesso, ma la continuità con la sua storia è evidente: il bambino deriso perché ballava è diventato il volto del supereroe nel quale si riconoscono soprattutto coloro che si sentono esclusi o fuori posto.
Zendaya, una crescita professionale e personale condivisa

Una parte importante del percorso di Holland è legata anche a Zendaya. I due si conoscono lavorando a Spider-Man: Homecoming e crescono professionalmente insieme attraverso i diversi capitoli della saga. La loro relazione diventa pubblica nel 2021; nel 2026 Holland conferma il matrimonio, continuando però a difendere la scelta condivisa di mantenere privata gran parte della loro vita personale.
La loro storia ha inevitabilmente aumentato l’attenzione mediatica intorno ai due attori, ma ridurla a un elemento di gossip significherebbe ignorare il rapporto professionale costruito in quasi dieci anni. Zendaya ha raccontato di ammirare l’impegno totale con cui Holland affronta il lavoro, mentre lui ha più volte indicato l’attrice tra le persone sulle quali ha potuto contare durante l’improvvisa crescita della fama.
Anche in Brand New Day, il legame con MJ rimane centrale nella crisi di Peter. Zendaya sintetizza uno dei messaggi del film affermando che tutti hanno bisogno di una rete di sostegno: perfino Spider-Man.
Il successo senza rimanere prigioniero di un solo personaggio
Parallelamente alla saga Marvel, Holland ha cercato di misurarsi con personaggi e registri differenti. Ha interpretato ruoli drammatici in The Devil All the Time e Cherry, è diventato Nathan Drake in Uncharted, ha affrontato la complessità psicologica della serie The Crowded Room e nel 2024 è tornato nel West End come protagonista di Romeo & Juliet, quattordici anni dopo l’ultima rappresentazione di Billy Elliot. Nel 2026 è apparso anche in The Odyssey di Christopher Nolan.
Anche il nuovo Peter Parker di Brand New Day riflette questa trasformazione: Holland ha ormai trent’anni e interpreta un personaggio che deve smettere di pensare alla crescita come alla perdita di ciò che era.
Tornare al punto da cui tutto è cominciato
Il prossimo progetto annunciato da Holland chiude simbolicamente il cerchio. L’attore si sta preparando a interpretare Fred Astaire in un film biografico diretto da Paul King e ha già ricominciato ad allenarsi.
Ha ammesso che uno dei maggiori rimpianti della sua carriera è avere abbandonato la danza dopo Billy Elliot. Per il film vorrebbe eseguire personalmente tutti i numeri, senza controfigure, e girare le coreografie in lunghe riprese continue, come accadeva nei film di Astaire.
Il bambino osservato attraverso le finestre della palestra torna quindi alla danza dopo essere diventato uno degli attori più conosciuti della sua generazione. Non perché il successo abbia finalmente reso quella passione accettabile, ma perché non aveva mai smesso di far parte di lui.
La storia di Tom Holland non dice che credere in un sogno sia sufficiente per realizzarlo. Dietro il risultato ci sono anni di formazione, una famiglia che gli ha permesso di studiare, insegnanti capaci di riconoscerne il potenziale, audizioni, rifiuti e opportunità che molti altri ragazzi non hanno la possibilità di incontrare.
Ma racconta qualcosa che può parlare a chiunque stia crescendo sentendosi giudicato per ciò che ama:
nessun bambino dovrebbe essere costretto ad abbandonare una passione per adeguarsi alle aspettative degli altri. A volte proprio ciò che viene indicato come una debolezza può diventare il linguaggio attraverso il quale trovare la propria voce.