Rainbow Map 2026: la Spagna vola in testa, l’Italia arretra ancora

Nel quadro europeo dei diritti LGBTQ+, l’Italia resta tra i fanalini di coda delle democrazie occidentali.

La Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe fotografa lo stato dei diritti LGBTQ+ in 49 Paesi europei, valutandoli sulla base di decine di indicatori: matrimonio egualitario, riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, leggi anti-discriminazione, norme contro i crimini e i discorsi d’odio, tutela delle persone trans e intersex, libertà di associazione e di espressione.

Nel 2026 si registra un passaggio simbolico importante: per la prima volta dopo dieci anni Malta non è più al primo posto. A guidare la classifica è ora la Spagna, mentre l’Italia continua a scivolare indietro.

L’Italia arretra ancora

L’Italia continua a perdere posizioni. Secondo le anticipazioni della Rainbow Map 2026, il Paese scende al 36° posto su 49.

Le principali criticità segnalate da ILGA-Europe riguardano:

  • l’assenza del matrimonio egualitario;
  • il riconoscimento incompleto delle famiglie omogenitoriali;
  • la mancanza di una legge nazionale contro l’omotransfobia;
  • procedure ancora frammentate per il riconoscimento giuridico delle persone trans.

In un contesto europeo in cui alcuni Paesi continuano a rafforzare le tutele, l’Italia appare ferma o in arretramento su molti fronti chiave per l’uguaglianza delle persone LGBTQ+.

Cosa manca all’Italia rispetto alla Spagna

Rispetto ai Paesi in cima alla Rainbow Map – come la Spagna – l’Italia sconta soprattutto l’assenza di un quadro normativo organico: niente matrimonio egualitario, riconoscimento frammentario delle famiglie omogenitoriali, nessuna legge nazionale contro i crimini e i discorsi d’odio verso le persone LGBTQIA+, percorsi giuridici per l’affermazione di genere ancora lunghi e diseguali sul territorio. In Spagna, al contrario, matrimonio e adozioni per le coppie dello stesso sesso sono realtà da anni, esistono leggi antidiscriminazione più stringenti, procedure semplificate per le persone trans e politiche pubbliche strutturate a sostegno delle soggettività LGBTQIA+. Il divario tra i due Paesi non è quindi “culturale” in astratto, ma prima di tutto politico e legislativo.

Il peso del governo Meloni

Molti osservatori collegano il peggioramento della posizione italiana alle politiche promosse dal governo di Giorgia Meloni.

Negli ultimi anni il governo ha:

  • limitato la registrazione automatica dei figli delle coppie omogenitoriali da parte dei Comuni;
  • reso reato universale la gestazione per altri effettuata all’estero;
  • sostenuto iniziative contro la cosiddetta “ideologia gender” nelle scuole, alimentando un clima di sospetto verso l’educazione all’affettività, al rispetto delle differenze e all’inclusione.

Per ILGA-Europe, questo insieme di scelte politiche contribuisce a un quadro complessivo in cui i diritti delle persone LGBTQ+ in Italia non solo non avanzano, ma rischiano di essere ulteriormente indeboliti.

Non tutto è fermo: le sentenze che cambiano il quadro

Nonostante le resistenze politiche, una parte del cambiamento arriva dalle corti.

Nel 2025 la Corte costituzionale italiana ha riconosciuto il diritto al doppio riconoscimento genitoriale per le coppie lesbiche che hanno avuto figli tramite fecondazione assistita all’estero. Una decisione che va nella direzione di una maggiore tutela dei minori e del riconoscimento delle famiglie omogenitoriali.

Per ILGA-Europe, però, le decisioni giudiziarie non bastano: senza una riforma legislativa organica, il quadro rimane disomogeneo, affidato a sentenze caso per caso e a interpretazioni che variano tra tribunali, comuni e uffici anagrafe.

L’Europa si divide sempre di più

La Rainbow Map 2026 racconta anche un continente sempre più polarizzato.

Da una parte, Paesi come SpagnaMaltaBelgioIslanda e Danimarca continuano a:

  • estendere il matrimonio egualitario e i diritti delle famiglie LGBTQ+;
  • rafforzare le leggi contro l’odio e la discriminazione;
  • investire in politiche pubbliche a sostegno dell’inclusione, della salute e della visibilità delle persone LGBTQ+.

Dall’altra, Paesi come ItaliaUngheriaGeorgia e Regno Unito registrano arretramenti o stagnazione: riforme promesse e mai arrivate, leggi che vengono indebolite, campagne politiche e mediatiche che dipingono i diritti LGBTQ+ come un “eccesso” o una minaccia ai valori tradizionali.

Il risultato è un’Europa a due velocità, in cui il luogo in cui nasci o vivi continua a determinare in modo decisivo il livello di diritti e protezioni di cui puoi godere.

Conclusione: due idee di Europa a confronto

La Rainbow Map 2026 non misura soltanto le leggi: fotografa la direzione politicache i diversi Paesi scelgono di prendere.

La Spagna rappresenta oggi l’idea di un’Europa che amplia diritti, riconoscimento sociale e protezione per le persone LGBTQ+.
L’Italia, invece, appare sempre più isolata nel panorama occidentale: bloccata tra resistenze culturali, calcoli politici e una cronica mancanza di riforme strutturali.

La domanda che la Rainbow Map 2026 lascia sul tavolo è semplice e scomoda:
quale delle due Europe vuole essere, nei prossimi anni, l’Italia?

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