Alejandra Meco: tra Spagna e Italia, il coraggio di inseguire un sogno
Dall’universo di Sueños de libertad a La legge di Lidia Poët, il racconto sincero di un’attrice che nonostante le difficoltà non ha smesso di credere nella sua vocazione
L’intervista completa è su Youtube e Spotify!
Ci sono attori che parlano dei propri successi. E poi ci sono attori che scelgono di raccontare anche ciò che accade quando il telefono smette di squillare.
Alejandra Meco appartiene alla seconda categoria.

Il pubblico internazionale la conosce soprattutto per personaggi come Teresa Sierra in Una Vita, Elsa ne Il Segreto, Elena Barco in Sueños de libertad e, più recentemente, Consuelo Vega del Carmen nella serie Netflix La legge di Lidia Poët. Eppure, dietro il percorso di un’attrice che ha lavorato in alcune delle produzioni televisive più amate degli ultimi anni, c’è una storia fatta di studio, disciplina, fragilità, attese e ostinazione.
Nel corso della nostra lunga conversazione, Alejandra ha ripercorso il proprio viaggio umano e professionale con una sincerità rara, raccontando non solo il successo, ma anche le difficoltà di un mestiere che spesso il pubblico osserva soltanto attraverso il filtro del glamour.
Il sogno italiano
Molto prima di entrare nel cast de La legge di Lidia Poët, Alejandra aveva già sviluppato un legame speciale con l’Italia.
Tutto nasce durante l’Erasmus a Milano, un’esperienza che decide di vivere in modo diverso rispetto ai suoi compagni. Mentre molti studenti internazionali restano all’interno delle proprie comunità linguistiche, lei sceglie di immergersi completamente nella realtà italiana, cercando coinquilini italiani e costringendosi a parlare la lingua ogni giorno.
Non è soltanto una questione professionale. Per Alejandra l’Italia significa radici.
Quando arriva l’opportunità di partecipare ai casting per La legge di Lidia Poët, la reazione è immediata. Quel progetto rappresenta molto più di un semplice lavoro.
«Se qualcuno mi chiedeva se volevo lavorare a Hollywood o in Italia, rispondevo sempre: prima in Italia, per favore».
La telefonata che le comunica di aver ottenuto il ruolo arriva dopo giorni di attesa che lei stessa descrive come un piccolo incubo. Quando finalmente arriva la conferma, l’emozione è travolgente.
«Ho pianto di gioia. È una delle poche volte nella mia vita in cui ho pianto per la felicità».
Quando il successo non basta
Uno dei momenti più interessanti dell’intervista arriva quando Alejandra parla apertamente della precarietà del lavoro dell’attore.
In un’epoca in cui i social network tendono a mostrare soltanto la parte più brillante della professione, l’attrice sceglie invece la strada della trasparenza.
Dopo alcune importanti esperienze televisive, tra cui Il Segreto, arrivano anni molto complessi dal punto di vista lavorativo. Per mantenersi fa diversi lavori, anche la commessa, vivendo una fase di profonda incertezza personale.
«Non sapevo più se ero una commessa o un’attrice».
Più che una difficoltà economica, Alejandra descrive quel periodo come una crisi d’identità. La sensazione di non poter esercitare la propria vocazione artistica diventa una ferita difficile da gestire.
Eppure, guardando indietro, riconosce anche il valore di quell’esperienza.
Quegli anni le hanno insegnato a non dare nulla per scontato e a vivere ogni nuova opportunità con una consapevolezza diversa. Una lezione che oggi continua a portare con sé.
Consuelo Vega del Carmen e la forza dell’empatia
Tra i personaggi più recenti interpretati da Alejandra, Consuelo Vega del Carmen occupa certamente un posto speciale.
Entrare in una storia già amata dal pubblico comportava un rischio evidente. Consuelo avrebbe potuto essere percepita come un ostacolo all’interno di una dinamica sentimentale già consolidata.
L’attrice ne era perfettamente consapevole.
Per questo motivo ha lavorato sul personaggio cercando di costruirlo non come una figura antagonista, ma come una donna intelligente, sensibile e profondamente umana.
«Volevo che fosse molto umana».
È probabilmente questa la chiave che ha permesso a Consuelo di conquistare una parte del pubblico. Una donna vulnerabile ma dignitosa, capace di comprendere i sentimenti degli altri anche quando questo significa rinunciare ai propri desideri.
Parlando del personaggio, Alejandra utilizza parole che sembrano andare oltre il semplice lavoro di interpretazione.
«Sento di volerla proteggere».
Una frase che racconta bene il legame nato con una figura destinata a lasciare un segno importante nel suo percorso artistico.
La famiglia di Sueños de libertad

Anche il ricordo di Sueños de libertad è attraversato da un forte senso di appartenenza.
Alejandra descrive la serie come una vera famiglia professionale, un ambiente in cui si è creato qualcosa di raro nel mondo dello spettacolo.
«Tutti erano meravigliosi».
Parlando dei colleghi, torna spesso sul tema della gentilezza e dell’umanità, qualità che considera importanti quanto il talento.
L’attrice ricorda con particolare affetto il rapporto con interpreti come Isabel Moreno e Candela Cruz, sottolineando come il successo della serie sia nato anche dalla qualità dei rapporti umani costruiti dietro le quinte.
La danza, la timidezza e la scoperta della recitazione
Prima di diventare attrice, Alejandra è stata ballerina.
Ha studiato danza per oltre dieci anni e attribuisce a quella formazione gran parte della disciplina che ancora oggi caratterizza il suo approccio al lavoro.
La danza le ha insegnato il controllo del corpo, la gestione della pressione e la capacità di affrontare la fatica.
Ma la recitazione arriva in un momento preciso della sua vita.
Dopo aver visto Volver di Pedro Almodóvar, capisce che il suo futuro non può essere altrove.
La decisione non è semplice, soprattutto per una ragazza che si definisce ancora oggi molto timida.
Proprio per questo la recitazione diventa quasi una forma di liberazione.
Interpretare altri personaggi le permette di esplorare parti di sé che nella vita quotidiana fatica a mostrare.
Le radici italiane
Tra i passaggi più sorprendenti dell’intervista c’è il racconto delle sue origini italiane.
Alejandra ha scoperto che il suo bisnonno era un partigiano italiano arrivato in Spagna durante la Guerra Civile per sostenere le Brigate Internazionali.
Una storia che spiega in parte l’amore per l’Italia e il desidero di conoscere meglio le sue origini, la propria storia familiare.
L’attrice ha già visitato Bologna per rendere omaggio alla memoria del bisnonno e sogna di approfondire ulteriormente questa ricerca, trasformandola magari in un documentario.
Un’altra conferma di quanto il legame con l’Italia sia qualcosa di molto più profondo di una semplice esperienza professionale.
“C’è bellezza in ogni angolo”
Verso la fine della nostra conversazione chiediamo ad Alejandra cosa abbia portato con sé dell’Italia.
La sua risposta arriva senza esitazioni.
«C’è bellezza in ogni angolo».
È una frase semplice, ma racchiude perfettamente il senso di un rapporto costruito negli anni attraverso viaggi, incontri, amicizie e lavoro.
Un rapporto che continua a crescere e che, dopo La legge di Lidia Poët, sembra destinato a riservare ancora nuove sorprese.
Perché se c’è una cosa che emerge chiaramente da questa intervista è che Alejandra Meco non considera il proprio percorso come qualcosa di già compiuto.
Continua a studiare, a scrivere, a cercare nuove storie da raccontare.
E soprattutto continua a credere, con la stessa determinazione di sempre, nei sogni che l’hanno portata fin qui.
L’intervista di Alejandra Meco è anche sul canale Spotify di BGTalks