Gatti usati per propagare gli incendi e cani abbandonati sotto il sole: la crudeltà dell’uomo sugli animali

Dalla denuncia della Protezione civile calabrese sui gatti che sarebbero stati utilizzati per propagare le fiamme ai quattro cuccioli morti a Sciacca, fino ai cani lasciati per strada, chiusi in casa durante le vacanze o esposti al caldo senza protezione. Negli ultimi giorni diversi interventi delle forze dell’ordine hanno documentato ancora una volta le conseguenze della violenza, dell’incuria e dell’indifferenza degli esseri umani verso gli animali.

Questa volta non partiamo dalla fiction e non parliamo di sessualità. Parliamo di diritti.

BGTalks è anche uno spazio dedicato ai diritti riconosciuti e a quelli negati, a quelli difesi e a quelli calpestati. Diritti che non riguardano soltanto gli esseri umani, ma anche gli animali: esseri viventi capaci di provare dolore, paura e sofferenza e proprio per questo ancora più bisognosi di protezione, perché non possono denunciare ciò che subiscono, chiedere aiuto o raccontare la violenza della quale sono vittime.

Dare spazio a queste storie non significa allontanarsi dall’identità di BGTalks. Significa restare dalla parte di chi non può difendersi, di chi non viene ascoltato e di chi dipende completamente dalla responsabilità degli esseri umani. Di fronte a episodi tanto gravi, scegliere di non voltarsi dall’altra parte significa provare a dare voce anche a loro.

La denuncia sui gatti utilizzati per propagare gli incendi

Stracci imbevuti di liquido infiammabile legati alla coda di alcuni gatti, poi lasciati correre nei campi affinché propagassero le fiamme. A riferirlo è stato Domenico Costarella, direttore generale del Dipartimento Protezione civile della Regione Calabria, in un video diffuso dal presidente della Regione Roberto Occhiuto durante l’emergenza incendi che sta interessando il territorio.

Secondo quanto riportato da RaiNews Calabria, Costarella ha dichiarato che il personale impegnato nei diversi scenari avrebbe trovato numerosi dispositivi predisposti per provocare o ritardare l’accensione dei roghi: candele collocate vicino a stracci impregnati di sostanze infiammabili, bottiglie dotate di stoppini e, nei casi più sconvolgenti, gatti ai quali sarebbe stato legato alla coda uno straccio imbevuto di liquido infiammabile. Gli animali sarebbero poi stati lasciati nei campi, dove, correndo, avrebbero diffuso le fiamme.

Si tratta di una dichiarazione ufficiale proveniente dal responsabile regionale della struttura direttamente impegnata negli interventi, ma deve continuare a essere attribuita alla Protezione civile, senza trasformarla in una ricostruzione giudiziaria già conclusa. Non sono stati comunicati pubblicamente il numero degli animali coinvolti, i luoghi precisi dei ritrovamenti o l’individuazione dei responsabili. Ãˆ quindi necessario attenersi alle informazioni rese note, senza aggiungere particolari non confermati dalle autorità.

«Sono cose disumane. Purtroppo il peggior nemico dell’uomo è l’uomo».
Domenico Costarella, direttore generale della Protezione civile della Regione Calabria

Se quanto segnalato verrà confermato dagli accertamenti, ci troveremmo davanti alla trasformazione deliberata di un essere vivente in uno strumento incendiario: un animale terrorizzato, costretto a fuggire dal fuoco che porta addosso, mentre la sua paura e il suo istinto di sopravvivenza vengono utilizzati per moltiplicare la capacità distruttiva delle fiamme.

Una violenza che non colpirebbe soltanto i gatti coinvolti, ma anche gli altri animali presenti nei boschi, gli ecosistemi, le abitazioni e tutte le persone esposte agli incendi.

La denuncia dell’OIPA

Il 23 luglio l’Organizzazione internazionale protezione animali ha annunciato di avere presentato una denuncia affinché vengano accertate le eventuali responsabilità penali relative agli episodi segnalati dalla Protezione civile calabrese.

Nella nota ufficiale dell’OIPA, il presidente Massimo Comparotto ha mantenuto distinta la gravità della segnalazione dalla necessità che i fatti vengano verificati dalle autorità competenti. Se confermati, ha spiegato, rappresenterebbero un atto criminale gravissimo e una forma di crudeltà inaccettabile nei confronti degli animali.

L’associazione ha sottolineato che utilizzare animali per appiccare o propagare incendi significherebbe condannarli a una morte atroce e, nello stesso tempo, mettere in pericolo persone, abitazioni, patrimonio boschivo e interi ecosistemi. L’OIPA ha inoltre invitato i cittadini a segnalare tempestivamente alle forze dell’ordine qualsiasi comportamento sospetto.

Una notizia arrivata sui media internazionali

La dichiarazione proveniente dalla Calabria ha rapidamente attraversato i confini italiani. La CNN ha dedicato alla vicenda un articolo specifico, firmato da Max Saltman e Sharon Braithwaite, nel quale vengono riportate le parole di Domenico Costarella e gli altri sistemi di innesco descritti dal direttore generale della Protezione civile calabrese. La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano britannico The Telegraph e ha raggiunto la Corea del Sud attraverso il Maeil Business Newspaper.

La diffusione internazionale dimostra l’impatto suscitato dalla denuncia, ma non costituisce una verifica ulteriore e indipendente: le testate straniere hanno costruito i propri articoli partendo dalle dichiarazioni ufficiali provenienti dall’Italia. È dunque proprio a quelle dichiarazioni e ai successivi risultati degli accertamenti che occorre continuare ad attenersi.

La diffusione internazionale dimostra l’impatto suscitato dalla denuncia, ma non costituisce una verifica ulteriore e indipendente: anche le testate straniere hanno costruito i propri articoli partendo dalle dichiarazioni ufficiali provenienti dall’Italia. Ãˆ dunque proprio a quelle dichiarazioni e ai successivi risultati degli accertamenti che occorre continuare ad attenersi.

La denuncia arrivata dalla Calabria non è l’unico episodio che, negli ultimi giorni, ha riportato al centro la violenza e l’incuria nei confronti degli animali. In diverse regioni italiane, gli interventi delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari hanno documentato altri casi nei quali l’abbandono, il caldo e l’indifferenza hanno esposto cani e cuccioli a sofferenze estreme. Vicende differenti, ma unite dalla stessa incapacità di riconoscere negli animali esseri viventi dei quali prendersi cura e non oggetti dei quali servirsi o liberarsi.

La denuncia arrivata dalla Calabria non è l’unico episodio che, negli ultimi giorni, ha riportato al centro la violenza e l’incuria nei confronti degli animali. In diverse regioni italiane, gli interventi delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari hanno documentato altri casi nei quali l’abbandono, il caldo e l’indifferenza hanno esposto cani e cuccioli a sofferenze estreme.

Quattro cuccioli morti sotto il sole a Sciacca

A Sciacca, in provincia di Agrigento, tre cani adulti e sei cuccioli sono stati trovati sul terrazzo di un immobile disabitato, sotto il sole e senza acqua, mentre le temperature avevano raggiunto i 43 gradi. Una piccola copertura di lamiera costituiva l’unico riparo disponibile. Quando sono arrivati i soccorsi, quattro dei sei cuccioli erano già morti.

Secondo quanto riferito dall’ANSA, il proprietario è stato denunciato dalla Polizia municipale alla Procura per le ipotesi di maltrattamento e uccisione di animali d’affezione.

La madre dei cuccioli e i due piccoli sopravvissuti sono stati ricoverati in una clinica veterinaria e dichiarati fuori pericolo. Gli altri due cani adulti, risultati in condizioni di salute migliori, sono stati trasferiti in una struttura convenzionata con il Comune.

In questo caso esistono quattro cuccioli morti, animali soccorsi in condizioni estreme, l’intervento della Polizia municipale, dei veterinari e del personale dell’Ufficio Randagismo e una denuncia trasmessa alla magistratura.

Un cane rinchiuso su un terrazzo non può cercare autonomamente un luogo più fresco, raggiungere una fonte d’acqua o sottrarsi a una temperatura diventata letale. Dipende completamente dall’essere umano che lo ha accolto e che avrebbe il dovere di proteggerlo.

Un cucciolo scaricato insieme ai rifiuti pericolosi

Il 17 luglio, a Giugliano in Campania, le telecamere investigative utilizzate dal Nucleo Carabinieri Forestale di Pozzuoli per contrastare gli sversamenti illegali hanno registrato un uomo mentre abbandonava alcuni materiali in un’area periferica. I successivi accertamenti hanno stabilito che si trattava di rifiuti pericolosi.

Le immagini hanno documentato anche un secondo gesto. Dopo avere scaricato i materiali, l’uomo ha aperto il bagagliaio dell’automobile, ha preso un cane di pochi mesi e lo ha lasciato sul ciglio della strada, prima di allontanarsi.

Nel comunicato ufficiale dell’Arma dei Carabinieri si legge che i militari, dopo avere assistito alla scena da remoto, hanno raggiunto il luogo e trovato il cucciolo denutrito e disidratato. L’animale è stato recuperato e affidato all’ambulanza veterinaria dell’ASL del Frullone per ricevere le cure e gli accertamenti sanitari necessari.

L’analisi delle registrazioni ha permesso ai Carabinieri Forestali di identificare un uomo di 52 anni, chiamato a rispondere dello scarico illecito dei rifiuti e dell’abbandono dell’animale.

La coincidenza tra i due gesti restituisce un’immagine particolarmente brutale: un essere vivente trattato come qualcosa di inutile, ingombrante o non più desiderato, scaricato sulla strada insieme a materiali dei quali liberarsi.

Due cani lasciati soli mentre il proprietario era in vacanza

A Venaria Reale, in provincia di Torino, sono stati gli abbai, i guaiti e i mugolii provenienti da un appartamento a spingere alcuni condomini a chiamare il 112.

I Carabinieri, constatata l’assenza del proprietario, sono entrati nell’abitazione con l’aiuto dei Vigili del fuoco e hanno trovato un pitbull e un American Staffordshire terrier. Le condizioni di trascuratezza degli ambienti indicavano, secondo i militari, che i due animali fossero stati lasciati soli verosimilmente per più di 48 ore.

Come ricostruito nel comunicato del Comando provinciale dei Carabinieri di Torino, i cani sono stati visitati da un veterinario dell’ASL TO3 e affidati temporaneamente all’Ente nazionale protezione animali. Il proprietario, un uomo di cinquant’anni, è stato rintracciato il 17 luglio al ritorno da un periodo di ferie trascorso fuori regione.

L’uomo è stato denunciato alla Procura di Ivrea perché gravemente indiziato dei reati di maltrattamento e abbandono di animali. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e vale pertanto la presunzione di non colpevolezza.

Partire per una vacanza lasciando degli animali chiusi in casa significa privarli non soltanto delle cure quotidiane, ma anche della possibilità di reagire a qualsiasi emergenza. In questo caso le loro richieste di aiuto sono state i rumori ascoltati dai vicini, senza i quali nessuno avrebbe saputo che cosa stava accadendo dietro quella porta.

Tredici cani trovati sotto il sole a Formello

All’inizio di luglio, a Formello, i Carabinieri della Stazione di Le Rughe e il personale del servizio veterinario dell’ASL Roma 4 hanno ispezionato un terreno privato e trovato tredici cani meticci di taglia gigante in condizioni definite di evidente abbandono.

Gli animali erano privi di cure veterinarie e di un riparo sufficiente dalle temperature estive, esposti direttamente ai raggi solari e in forte sofferenza per il caldo. L’acqua a loro disposizione era pochissima e molto calda, mentre nella maggior parte dei recinti non era presente cibo. Diversi cani avevano inoltre escoriazioni sul corpo.

Secondo quanto pubblicato sul sito dell’Arma dei Carabinieri, i tredici animali sono stati sequestrati, portati in salvo e affidati a un custode giudiziario su disposizione della Procura di Tivoli. Un uomo di 66 anni è stato denunciato perché gravemente indiziato di maltrattamento e abbandono di animali.

Il caldo non rappresenta una fatalità imprevedibile, ma una condizione della quale chi detiene un animale deve tenere conto, garantendo acqua fresca, ombra, assistenza e un ambiente compatibile con le sue esigenze.

I NUMERI DISPONIBILI SULL’ABBANDONO

25.081 cani recuperati dalla rete ENPA nel 2025

È il numero comunicato dall’Ente nazionale protezione animali, con un aumento del 50,7 per cento rispetto al 2024. Il dato riguarda gli animali recuperati e presi in carico dalle sezioni ENPA e non rappresenta il numero complessivo degli abbandoni avvenuti in Italia.
Fonte: ENPA

Non esiste ancora un dato nazionale completo

La LAV sottolinea che l’Italia non dispone di un sistema univoco e aggiornato capace di registrare tutti gli abbandoni. I dati regionali sul randagismo sono parziali e non omogenei e non comprendono, tra gli altri, i gatti e gli animali che non arrivano mai in una struttura pubblica.
Fonte: LAV

Non è un fenomeno soltanto estivo

L’abbandono avviene durante tutto l’anno. Nei mesi estivi, tuttavia, le partenze, il caldo e la pressione crescente su rifugi, strutture e volontari rendono molti episodi più frequenti, visibili e pericolosi.

La crudeltà comincia quando un essere vivente diventa una cosa

COSA FARE SE UN ANIMALE È IN PERICOLO

Se si assiste a un maltrattamento o a un abbandono in corso, è necessario contattare immediatamente il 112 o le forze dell’ordine, indicando con precisione il luogo e ciò che sta accadendo.

Se si trova un animale ferito, chiuso sotto il sole o in condizioni di grave sofferenza, si possono contattare la Polizia locale, il servizio veterinario dell’ASL competente o le forze dell’ordine. Nelle situazioni urgenti non bisogna limitarsi a pubblicare una segnalazione sui social.

Quando è possibile farlo senza esporsi a rischi, è utile raccogliere elementi come fotografie, video, orari, posizione esatta e targa del veicolo. Il materiale deve essere consegnato alle autorità e non utilizzato per affrontare direttamente la persona coinvolta.

Anche l’OIPA mette a disposizione un prontuario per il soccorso degli animali con le indicazioni da seguire nei diversi casi.

I casi raccontati sono diversi e si trovano in fasi differenti dal punto di vista investigativo e giudiziario. In Calabria esiste una dichiarazione ufficiale del direttore generale della Protezione civile e una denuncia presentata dall’OIPA affinché i fatti e le responsabilità vengano accertati. A Sciacca quattro cuccioli sono morti e il proprietario è stato denunciato dalla Polizia municipale. A Giugliano l’abbandono è stato registrato dalle telecamere dei Carabinieri Forestali. A Venaria i cani sono stati soccorsi all’interno dell’appartamento e il proprietario è stato denunciato. A Formello tredici animali sono stati sequestrati dopo il controllo dei Carabinieri e dei veterinari dell’ASL.

A unire queste vicende è la stessa visione dell’animale come oggetto a disposizione dell’essere umano: uno strumento da utilizzare per propagare il fuoco, una presenza che può essere dimenticata sotto il sole, qualcosa da scaricare insieme ai rifiuti, un essere da lasciare chiuso in casa mentre si parte per le vacanze o da mantenere in condizioni incompatibili con la sua salute.

La crudeltà non si manifesta soltanto attraverso una violenza diretta e visibile. Può assumere la forma dell’indifferenza, dell’incuria, della sete, della fame, della mancanza di ombra o della decisione di andarsene lasciando un animale senza possibilità di chiedere aiuto.

Comincia nel momento in cui si smette di riconoscere che davanti a noi esiste un essere vivente capace di provare paura, caldo, dolore e sofferenza.

Gli animali non possono denunciare chi li maltratta, raccontare quello che hanno subito o chiedere che la loro sofferenza venga riconosciuta. Possono soltanto cercare di fuggire, resistere e sopravvivere. Proprio per questo hanno ancora più bisogno di essere difesi e tutelati da chi possiede gli strumenti, la voce e la responsabilità per farlo.

Raccontare queste vicende significa affermare che il rispetto della vita non può dipendere dalla specie alla quale si appartiene. E che il modo in cui una società tratta gli esseri più vulnerabili, soprattutto quelli che non possono parlare né difendersi, racconta molto di ciò che quella società ha scelto di essere.

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