Wendy e Diana sono libere: in Uganda l’accusa di un bacio può ancora aprire la strada all’ergastolo

La procura ha ritirato le accuse contro le due giovani arrestate ad Arua dopo la segnalazione di un presunto bacio in pubblico. Il loro caso è terminato, ma la legge che ha reso possibile l’arresto resta in vigore.

Wendy Faith e Alesi Diana Denise non sono più sotto processo. La procura ugandese ha interrotto il procedimento contro le due giovani arrestate il 18 febbraio 2026 ad Arua, nell’Uganda nord-occidentale, dopo che alcuni residenti avevano riferito di averle viste baciarsi in pubblico.

Il 15 luglio è stato annunciato che il Director of Public Prosecutions aveva disposto la cessazione dell’azione penale. Il magistrato capo di Arua, Conrad Oroya Obol, ha quindi disposto la chiusura del procedimento.

È finita la minaccia di questo processo, ma non il sistema che lo ha reso possibile.

Dal presunto bacio all’accusa di “atti omosessuali”

Wendy Faith, 22 anni, musicista conosciuta con il nome artistico Torrero Bae, e Alesi Diana Denise, 21 anni, vivevano insieme in una stanza in affitto ad Arua.

Secondo quanto dichiarato dalla polizia, alcuni vicini le avevano accusate di baciarsi apertamente e di compiere comportamenti ritenuti “insoliti” e di natura sessuale. Gli agenti perquisirono la loro abitazione e avviarono un’indagine sulla loro vita privata.

Il bacio fu l’elemento che fece scattare la segnalazione e l’arresto. Non risulta, però, che un bacio sia indicato dalla legge ugandese come l’“atto sessuale” punibile con l’ergastolo.

La procura contestò più in generale alle due donne il coinvolgimento in attività omosessuali. Le accuse non furono mai dimostrate in un processo, perché il procedimento è stato interrotto prima di arrivare a una sentenza.

L’accusa di un presunto bacio aprì un procedimento nel quale Wendy e Diana rischiavano una condanna all’ergastolo. Sarebbe invece inesatto affermare che in Uganda ogni bacio tra due donne sia automaticamente punito con l’ergastolo.

La cronologia della detenzione

Wendy e Diana furono arrestate il 18 febbraio 2026. Dopo più di una settimana in custodia, comparvero davanti a un tribunale il 27 febbraio e ottennero la libertà su cauzione, ma furono arrestate nuovamente poche ore dopo.

Il 16 marzo la loro richiesta di cauzione fu respinta e vennero rimandate in carcere. Furono infine rilasciate su cauzione l’8 aprile, mentre le accuse e il rischio di una condanna rimasero pendenti fino alla decisione della procura annunciata a metà luglio.

Non trascorsero quindi cinque mesi consecutivi in carcere. Rimasero per quasi cinque mesi sotto procedimento e sotto la minaccia di una possibile condanna all’ergastolo.

La campagna internazionale All Out conferma la loro liberazione su cauzione l’8 aprile e il successivo ritiro delle accuse il 15 luglio. La ricostruzione della sequenza giudiziaria è riportata anche da Erasing 76 Crimes.

Il racconto della detenzione

Diana ha descritto una cella piccola e sovraffollata, cibo quasi insostenibile, derisioni e umiliazioni. Ha inoltre raccontato che Wendy sarebbe stata picchiata dalla polizia senza aver minacciato o aggredito gli agenti.

Questi elementi provengono dalle testimonianze delle due donne raccolte dal Guardian e devono essere attribuiti a loro: non risulta pubblicata un’indagine indipendente che abbia accertato le responsabilità degli agenti.

Dopo la fine del procedimento, Wendy e Diana hanno raccontato di continuare a ricevere minacce e di non riuscire più a camminare tranquillamente insieme. Diana ha dichiarato di essere stata allontanata dalla famiglia e di aver perso il lavoro.

Essere liberate dalle accuse non significa essere tornate alla vita precedente, né essere definitivamente al sicuro.

The Guardian – La testimonianza di Wendy e Diana

Che cosa punisce realmente la legge ugandese

L’Anti-Homosexuality Act è stato firmato dal presidente Yoweri Museveni nel maggio 2023. La legge criminalizza determinati atti sessuali tra persone dello stesso sesso e li riconduce al reato definito “homosexuality”.

La legge prevede:

  • l’ergastolo per il reato definito “homosexuality”;
  • fino a dieci anni di carcere per il tentativo;
  • la pena di morte per la fattispecie definita “aggravated homosexuality”;
  • fino a vent’anni di carcere per la cosiddetta “promozione dell’omosessualità”;
  • ulteriori sanzioni contro persone e organizzazioni accusate di favorire o sostenere le condotte vietate.

La fattispecie di “omosessualità aggravata” comprende circostanze differenti, tra cui atti che coinvolgono minori o persone incapaci di prestare consenso, l’uso della forza e il caso del cosiddetto “serial offender”.

Wendy e Diana non erano accusate di “omosessualità aggravata” e non risulta che rischiassero la pena di morte. La pena massima collegata alle accuse contestate era l’ergastolo.

Il testo della legge può essere consultato nell’archivio ufficiale Uganda Legal Information Institute.

Un bacio è un reato?

La legge ugandese non inserisce espressamente il bacio nella definizione di “atto sessuale” utilizzata per il reato punibile con l’ergastolo.

Il caso di Wendy e Diana non dimostra quindi che ogni bacio tra due donne costituisca automaticamente quel reato. Dimostra, però, che la segnalazione di un gesto affettivo può essere sufficiente per attirare l’intervento della polizia, provocare una perquisizione, portare all’arresto e aprire un procedimento gravissimo.

La differenza è essenziale: un bacio può non coincidere con la condotta descritta dalla legge, ma in un contesto di criminalizzazione e sorveglianza può comunque trasformarsi nell’origine di una persecuzione.

L’Uganda dopo la legge del 2023

Nell’aprile 2024 la Corte costituzionale ugandese ha eliminato soltanto alcune disposizioni limitate dell’Anti-Homosexuality Act, mantenendo in vigore il suo impianto principale, compresi l’ergastolo per il reato definito “homosexuality” e la pena capitale per la fattispecie di “aggravated homosexuality”.

Human Rights Watch ha documentato arresti arbitrari, detenzioni, violenze, sfratti, ricatti, estorsioni, outing e attacchi contro persone reali o presunte LGBTQIA+. La criminalizzazione non colpisce quindi soltanto chi arriva a una condanna.

Il semplice sospetto può comportare la perdita della libertà, del lavoro, della casa, dei legami familiari e della possibilità di accedere senza paura all’assistenza sanitaria.

Human Rights Watch – “They’re Putting Our Lives at Risk”

Amnesty International ha inoltre documentato outing, furti d’identità, ricatti, violazioni degli account e minacce online. Gli attacchi digitali possono tradursi in arresti, maltrattamenti, sfratti, licenziamenti e aggressioni fisiche. Per proteggersi, molte persone utilizzano telefoni e profili differenti e cancellano messaggi e contatti.

Amnesty International – Criminalization shrinks online civic space for LGBTQ people

Che cosa significa dire che “l’omosessualità è un crimine”

La formula è molto utilizzata, ma giuridicamente può creare confusione.

L’orientamento sessuale non è normalmente descritto come un reato interiore: le norme criminalizzano comportamenti, atti sessuali, espressioni pubbliche, associazionismo o attività considerate di sostegno alle persone LGBTQIA+.

Nella realtà, però, queste leggi permettono di arrestare e perseguitare persone sulla base del loro orientamento sessuale reale o presunto. Per questo si parla comunemente di Stati che “criminalizzano le persone LGBTQIA+”, anche quando il testo penale si riferisce formalmente agli atti sessuali.

Il quadro mondiale: 65 Stati criminalizzano gli atti sessuali consensuali tra adulti dello stesso sesso

Secondo i dati di ILGA World aggiornati a giugno 2026, in 65 Stati membri delle Nazioni Unite sono ancora criminalizzati per legge o di fatto gli atti sessuali consensuali tra adulti dello stesso sesso.

Le norme non sono tutte uguali. Possono riguardare uomini e donne oppure soltanto gli uomini, essere applicate in tutto il territorio nazionale o soltanto in alcune aree e prevedere pene molto differenti.

ILGA World – Criminalisation of consensual same-sex sexual acts

Non significa quindi che in tutti questi Stati un bacio sia espressamente vietato o che ogni relazione affettiva costituisca automaticamente un reato. Il dato indica che almeno determinate forme di attività sessuale consensuale tra persone dello stesso sesso possono essere perseguite penalmente.

Dove può essere prevista la pena di morte

Secondo ILGA World, in sette Stati membri delle Nazioni Unite la pena di morte è prevista dalla legge per almeno alcune fattispecie riguardanti atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso:

  • Brunei;
  • Iran;
  • Mauritania;
  • Nigeria, in dodici Stati settentrionali;
  • Arabia Saudita;
  • Uganda;
  • Yemen.

In altri cinque Stati — Afghanistan, Pakistan, Qatar, Somalia ed Emirati Arabi Uniti — ILGA World segnala una possibile applicabilità della pena capitale, ma senza piena certezza giuridica.

ILGA World – Dati e mappe globali

Le conseguenze arrivano prima di una condanna

Il carcere o la pena di morte rappresentano gli estremi più evidenti, ma la criminalizzazione produce effetti anche quando il procedimento viene archiviato o non arriva a una sentenza.

Può significare:

  • arresti e detenzioni arbitrarie;
  • perquisizioni dell’abitazione e dei telefoni;
  • ricatti ed estorsioni;
  • outing;
  • violenze della polizia o di soggetti privati;
  • sfratti e perdita del lavoro;
  • rifiuto della famiglia;
  • rinuncia alle cure per paura di essere denunciati;
  • impossibilità di vivere apertamente una relazione.

Wendy e Diana sono state liberate dalle accuse, ma hanno già pagato il prezzo della criminalizzazione.

Libere, ma non ancora al sicuro

Il ritiro del procedimento è una vittoria concreta. Wendy e Diana non dovranno affrontare un processo che avrebbe potuto condurle all’ergastolo sulla base di accuse mai dimostrate.

Ma la legge del 2023 resta in vigore. Restano la sorveglianza, le minacce, lo stigma e la possibilità che altre persone vengano arrestate dopo una denuncia, un sospetto o un gesto interpretato come prova della loro vita privata.

La loro storia non dimostra che in Uganda ogni bacio sia formalmente punito con l’ergastolo. Dimostra qualcosa di altrettanto grave: che l’accusa di un bacio può bastare per perdere la libertà ed essere trascinate dentro un sistema capace di minacciare una persona con il carcere a vita.

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