Jamie Rea, l’artista sordo che “canta” con le mani e ci obbliga a ripensare la musica
A diciassette anni accompagnava in lingua dei segni una ragazza cieca che cantava The Prayer. Anni dopo, un’altra sua performance avrebbe commosso la regista Cora Bissett e dato origine a The Singer, prima cortometraggio e oggi spettacolo teatrale con le musiche di KT Tunstall. Un percorso che porta la British Sign Language dal margine al centro della creazione artistica.

Nel dicembre del 2011, sul palco della Jordanstown School, in Irlanda del Nord, la sedicenne Aoife Devlin cantava The Prayer in inglese e italiano. Accanto a lei c’era Jamie Rea, diciassette anni e profondamente sordo, che accompagnava la canzone attraverso la lingua dei segni. La scena, avvenuta durante l’inaugurazione della nuova sede della scuola alla presenza della Duchessa di Gloucester, è ancora documentata negli archivi ufficiali del governo britannico, che ricordano il nome e l’età dei due ragazzi e descrivono la performance.
Quasi quindici anni dopo, nell’estate del 2026, Jamie Rea è protagonista di The Singer, nuova produzione presentata da Dundee Rep Theatre e Solar Bear in collaborazione con Aberdeen Performing Arts, arrivata al Traverse Theatre all’interno dell’Edinburgh Festival Fringe. Tra quella performance adolescenziale e il presente non esiste una linea costruita a posteriori né una semplice storia di “superamento” della sordità, ma un’idea che ritorna nel percorso artistico di Rea: musica, ritmo ed espressione possono esistere anche oltre l’esperienza uditiva e trovare nella lingua dei segni una propria dimensione creativa.
La performance che commosse Cora Bissett
Cresciuto in Irlanda del Nord e trasferitosi a Glasgow nel 2015, Jamie Rea è un performer e artista visivo sordo la cui prima lingua è la British Sign Language. Nel 2018 è stato tra i primi diplomati del BA Performance in British Sign Language and English del Royal Conservatoire of Scotland e negli anni successivi ha affiancato alla recitazione il lavoro come consulente BSL, formatore, curatore e professionista dell’accessibilità, collaborando con organizzazioni tra cui National Theatre of Scotland, BUZZCUT, Take Me Somewhere e Solar Bear.
È durante uno showcase del Royal Conservatoire che avviene l’incontro decisivo con Cora Bissett. La regista scozzese vede Jamie interpretare una canzone attraverso la BSL, usando mani, espressioni e movimento, e rimane colpita da un modo di rapportarsi alla musica che le mostra possibilità alle quali, come persona udente, non aveva mai pensato in quei termini. Nella nota di regia dello spettacolo Bissett ricorda che Jamie non le sembrava semplicemente accanto alla musica, ma parte della musica stessa, mentre ogni parola, emozione e ritmo passava attraverso il corpo e le mani; quella performance, racconta, mise in discussione ciò che credeva di sapere sul modo in cui la musica può essere vissuta.
È da quell’incontro, e non dalla scena del 2011, che nasce The Singer. Durante la pandemia Bissett e Rea lavorano per mesi attraverso Zoom con l’aiuto di un interprete, scrivendo e riscrivendo il progetto fino alla realizzazione del cortometraggio omonimo, diretto da Bissett e co-scritto con Rea. Jamie non viene quindi scelto successivamente per rendere credibile una storia sulla sordità: è presente all’origine del progetto e contribuisce direttamente alla sua costruzione.
Da cortometraggio a gig-theatre: BSL e inglese sullo stesso piano
Nel film, Rea interpreta Joe, un giovane autore sordo che incontra un disilluso musicista di strada e cerca con lui un linguaggio comune attraverso il quale comunicare e creare. Nel 2023 The Singer viene selezionato tra i dieci titoli della Short Film Competition del BFI London Film Festival; l’anno successivo Jamie Rea vince il premio come Best Actor ai Deaffest Film & TV Awards 2024, mentre il film figura tra i candidati nella categoria Best UK Short Film.
Il cortometraggio, della durata di venti minuti, è disponibile anche sul BFI Player.
Guarda The Singer sul BFI Player
Nel 2026 la storia compie un nuovo passaggio e diventa uno spettacolo di gig-theatre, una forma ibrida tra teatro e concerto, con Jamie Rea nuovamente nel ruolo di Joe e Dylan Wood in quello di Andy. Il personaggio interpretato da Rea viene descritto dalla produzione come un artista sordo che “canta” attraverso le mani, percepisce fisicamente ritmo e musica e scrive testi che prendono forma nella collaborazione con Andy; sono caratteristiche che appartengono a Joe e che non possono essere trasferite automaticamente alla biografia di Jamie, mentre ciò che è documentato è il rapporto personale dell’attore con l’interpretazione musicale attraverso la BSL che diede origine al progetto.
La caratteristica forse più interessante della versione teatrale è però il modo in cui l’accessibilità entra nella sua stessa costruzione. Dundee Rep afferma esplicitamente che The Singer pone British Sign Language e inglese parlato “sullo stesso piano artistico”, facendo dialogare parola e segno, canzone e signed song. Lo spettacolo viene rappresentato in entrambe le lingue e utilizza il captioning; nel gruppo creativo figurano Daniel Hughes per il creative captioning, Benedetta Zanetti come BSL Associate Director e Clare Canton come BSL Consultant.
La nota di regia permette però di capire più concretamente come questa scelta incida sulla forma dello spettacolo. Bissett racconta che il cast e il gruppo creativo, composto da professionisti sordi e udenti, hanno lavorato chiedendosi continuamente come costruire un’opera che appartenesse realmente a entrambi i pubblici, e che questa domanda ha condizionato la musica e il sound design, l’uso della vibrazione e del silenzio, la narrazione visiva e persino la coreografia della comunicazione tra i personaggi.
La BSL non viene quindi applicata a posteriori a uno spettacolo già pensato esclusivamente per un pubblico udente, ma fa parte della lingua con cui quello spettacolo è stato concepito. È una differenza essenziale, perché sposta la questione dall’accessibilità intesa come servizio alla partecipazione al processo creativo: non si tratta soltanto di permettere a nuovi spettatori di accedere a qualcosa che esiste già, ma di riconoscere che artisti con esperienze differenti possono contribuire a modificarne la forma.
Presentando la produzione nel giugno 2026, Rea ha spiegato: «Music, theatre, and creative collaboration have always been at the heart of what I love», sottolineando come musica, teatro e collaborazione creativa siano sempre stati al centro del suo percorso. The Singer riunisce proprio questi elementi e li porta dal cortometraggio a uno dei principali palcoscenici del Fringe.
KT Tunstall, la musica e la perdita dell’udito
A questo percorso si aggiunge KT Tunstall, cantautrice scozzese conosciuta internazionalmente per brani come Suddenly I See e Black Horse and the Cherry Tree, che firma musiche e testi originali della versione teatrale. Anche il suo coinvolgimento ha una dimensione personale: nel 2018 Tunstall ha perso permanentemente l’udito dall’orecchio sinistro e, dopo la comparsa di problemi anche a destra, ha cancellato alcuni concerti e modificato il modo di organizzare le proprie esibizioni per proteggere l’udito rimasto.
La cantante è inoltre cresciuta con un fratello minore profondamente sordo, un’esperienza che ha distinto in più occasioni dalla propria perdita uditiva, avvenuta in età adulta. Presentando The Singer, Tunstall ha richiamato proprio questo doppio rapporto con la sordità, ricordando sia l’esperienza vissuta accanto al fratello sia la successiva perdita di parte del proprio udito, e spiegando quanto per questo la storia dello spettacolo risuonasse con la sua vita personale.
La relazione di Jamie Rea con la sordità, la BSL e la cultura Deaf non coincide naturalmente con quella di KT Tunstall, ma proprio questa distanza rende interessante il loro incontro creativo: nello stesso progetto convivono esperienze differenti che mettono in discussione l’idea, spesso semplicistica, che esistano soltanto due condizioni opposte e uniformi, sentire oppure non sentire, senza considerare la pluralità dei modi in cui le persone possono vivere il suono, il corpo e la musica.
Entrare nella scena o contribuire a cambiarla
La visione di Rea sulla rappresentazione va oltre The Singer. Parlando del proprio lavoro nel settore culturale, ha affermato: «Every element of the cultural sector should have deaf people embedded within», sostenendo che le persone sorde dovrebbero essere presenti in ogni parte del settore culturale e non soltanto negli spettacoli che affrontano esplicitamente la sordità o nelle occasioni in cui serve aggiungere un servizio di accessibilità. La sua attività come attore, consulente, curatore e produttore dell’Edinburgh Deaf Festival segue esattamente questa direzione.
A questa esperienza si affianca anche quella queer. Nel 2021, durante il suo lavoro come curatore dello Scottish Queer International Film Festival, Rea si definiva «a deaf queer artist» e raccontava come il cinema potesse offrire uno spazio nel quale esplorare identità, sessualità, corpo e creatività, mettendo in discussione le idee normative attraverso le quali le persone vengono normalmente rappresentate. Anche questo contribuisce a evitare una lettura riduttiva della sua storia: Jamie Rea non è soltanto “l’attore sordo” di uno spettacolo sulla sordità, ma un artista la cui esperienza attraversa linguaggi, identità e ruoli professionali differenti.
Dopo le preview al Dundee Rep del 29, 30 e 31 luglio, The Singer è arrivato al Traverse Theatre di Edimburgo, dove resta in programma fino al 30 agosto prima di proseguire il tour scozzese: dal 9 al 12 settembre al Lemon Tree di Aberdeen, dal 15 al 19 settembre al Citizens Theatre di Glasgow e dal 23 al 26 settembre nuovamente al Dundee Rep. Le date sono confermate anche dal programma ufficiale della produzione.
A Edimburgo, intanto, The Singer ha già fatto registrare il tutto esaurito per tutte le repliche in programma al Traverse Theatre fino al 30 agosto.
Date e informazioni ufficiali di The Singer al Traverse Theatre
Quasi quindici anni separano quindi il ragazzo che, nella palestra della Jordanstown School, accompagnava attraverso i segni la voce di Aoife Devlin dall’artista che oggi porta la BSL al centro di una produzione teatrale costruita insieme da artisti sordi e udenti. Quei due momenti non compongono una profezia perfetta, ma mostrano come una forma espressiva troppo spesso considerata soltanto uno strumento necessario per “tradurre” il mondo degli udenti possa diventare parte integrante della creazione artistica.
La storia di Jamie Rea non serve a dimostrare che una persona sorda possa fare ciò che fanno gli udenti, perché continuare a utilizzare quel modello come unità di misura lascerebbe intatta proprio la barriera che The Singer prova a mettere in discussione. Mostra piuttosto che l’inclusione diventa realmente interessante quando chi entra in uno spazio non è costretto ad adattarsi completamente alle regole che ha trovato, ma può contribuire a cambiarle.
Forse è questa la domanda più stimolante che rimane dopo aver seguito il percorso di Rea: non come possa un artista sordo “sentire” la musica, ma perché abbiamo impiegato così tanto tempo ad accettare che la musica possa essere vissuta, interpretata e condivisa anche in modi diversi dalla nostra idea abituale di ascolto.