Colombia, i bambini reclutati dai gruppi armati: una guerra che continua dopo la pace
Almeno 1.500 minori sarebbero stati reclutati dal 2021. Quasi la metà dei casi riguarda bambini e adolescenti indigeni, il 40% sono ragazze e nel 2025 il 44% dei reclutamenti sarebbe avvenuto attraverso i social media. Un nuovo rapporto di Human Rights Watch fotografa una crisi che la pace del 2016 non è riuscita a fermare.

«Pensavo che non avrei mai più rivisto mia madre». La frase è di una ragazza colombiana di 16 anni, reclutata da un gruppo armato mentre tornava a casa da scuola, ed è diventata il titolo del nuovo rapporto pubblicato il 24 agosto 2026 da Human Rights Watch sul reclutamento e l’utilizzo di bambini e adolescenti nel conflitto colombiano. Secondo l’analisi dei dati della Defensoría del Pueblo realizzata dall’organizzazione, almeno 1.500 minori sarebbero stati reclutati dal 2021; oltre il 30% aveva tra 10 e 14 anni, un’età alla quale il reclutamento può configurare un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Quasi la metà dei casi documentati riguarda bambini appartenenti a comunità indigene, che rappresentano appena il 4,3% circa della popolazione del Paese. Human Rights Watch ha raccolto 184 interviste tra funzionari, operatori umanitari, leader indigeni, attivisti e persone coinvolte direttamente e descrive un fenomeno in crescita soprattutto dal 2023, nel quale povertà, isolamento, abbandono scolastico e assenza delle istituzioni si combinano con nuovi strumenti di reclutamento digitale.
La storia non comincia oggi e non comincia neppure con questo rapporto. Il reclutamento dei minori attraversa da decenni il conflitto colombiano, ma la fase attuale è legata a ciò che è accaduto dopo l’accordo di pace del 2016 tra il governo e le FARC. La smobilitazione della principale guerriglia del Paese non ha eliminato il controllo armato dei territori: nello spazio lasciato dalle FARC sono cresciute fazioni dissidenti, altri gruppi guerriglieri e organizzazioni criminali che combattono per il controllo delle rotte, delle coltivazioni di coca e di altre economie illegali. Secondo Human Rights Watch, le dissidenze delle FARC sarebbero responsabili del 74% dei casi documentati dalla Defensoría del Pueblo tra il 2021 e il 2025; nel 2025 il gruppo indicato con maggiore frequenza è stato l’Estado Mayor Central, guidato da Iván Mordisco, con il 43,4% dei casi segnalati, seguito dall’ELN, dal Clan del Golfo e da altre strutture armate.
Il Cauca, nel sud-ovest del Paese, resta uno degli epicentri della crisi, ma i numeri vanno distinti con precisione. Nel 2025 la Defensoría del Pueblo ha registrato 410 casi di reclutamento a livello nazionale, mentre in Cauca i casi documentati sono stati 168, in calo rispetto ai 376 del 2024; questo calo, però, non può essere letto automaticamente come una riduzione reale del fenomeno, perché le stesse istituzioni e Human Rights Watch avvertono che il sottoregistro resta molto elevato e che molti casi vengono conosciuti e formalizzati con mesi di ritardo. La Defensoría del Pueblo conferma inoltre che nel 2025 il 51% delle vittime registrate apparteneva a popolazioni indigene e il 43% erano ragazze, mentre tra gennaio e maggio 2026 risultavano già 51 nuovi casi, concentrati soprattutto in Norte de Santander, Cauca e Antioquia.
I bambini non vengono reclutati soltanto con la forza. Povertà, esclusione sociale, violenza familiare, difficoltà nell’accesso all’istruzione e mancanza di opportunità costruiscono un terreno nel quale promesse di denaro, prestigio o appartenenza possono diventare strumenti potentissimi. Human Rights Watch documenta anche l’impiego di intermediari civili pagati fino a mille dollari per ogni minore reclutato e casi di avvicinamento avvenuti direttamente nelle scuole rurali. Una volta entrati nei gruppi, bambini e adolescenti possono essere trasferiti lontano dalle proprie comunità per spezzare i legami familiari e rendere più difficile la fuga, quindi utilizzati per combattere, raccogliere informazioni, trasportare messaggi, gestire droni, sorvegliare ostaggi o partecipare ad attività legate al narcotraffico.
Una delle trasformazioni più significative riguarda però il reclutamento attraverso internet. Secondo la Jurisdicción Especial para la Paz citata da Human Rights Watch, nel 2025 il 44% dei minori reclutati sarebbe stato contattato attraverso i social media. TikTok e Facebook vengono utilizzati per diffondere video che glorificano la vita nei gruppi armati, offerte di lavoro ingannevoli e messaggi diretti rivolti a ragazzi e ragazze. HRW ha esaminato decine di account e pubblicazioni e sostiene che, in alcuni casi, gli algoritmi delle piattaforme potrebbero aver contribuito ad amplificarne la diffusione. Meta e ByteDance hanno dichiarato che questi contenuti violano le rispettive regole e hanno rimosso gli account segnalati dall’organizzazione, ma il rapporto sostiene che i sistemi di prevenzione e moderazione restano insufficienti. Il reclutamento non avviene più soltanto lungo una strada, in una scuola o davanti a un gruppo armato: può cominciare sullo schermo di un telefono.
Il rapporto dedica inoltre un’attenzione specifica alle ragazze. Tra il 2020 e il 2025 hanno rappresentato in media circa il 40% dei minori reclutati e la loro quota è salita fino a circa il 43% nel 2025, un aumento significativo rispetto ai dati storici relativi ai decenni precedenti. Una volta dentro i gruppi, le ragazze possono essere esposte a forme di violenza ulteriori: Human Rights Watch documenta relazioni forzate con comandanti, violenza sessuale, contraccezione imposta e punizioni specifiche contro chi viene considerata “ribelle” o disobbediente. Una ragazza reclutata, intervistata dall’organizzazione, ha spiegato che le donne si sentono meno sicure all’interno dei gruppi armati perché subiscono più abusi. Alcune vengono inoltre utilizzate per avvicinare e convincere altri minori a entrare nelle organizzazioni, diventando a loro volta strumenti di un sistema di reclutamento che trasforma le vittime in intermediari.
I dati delle Nazioni Unite confermano che non si tratta di episodi isolati. A febbraio UNICEF ha denunciato un aumento del 300% dei casi verificati di reclutamento e utilizzo di minori nell’arco di cinque anni, fino a una media di un bambino coinvolto ogni venti ore secondo gli ultimi dati ONU disponibili. UNICEF collega l’aumento alla crescita della violenza, alla povertà, alla difficoltà di accesso all’istruzione, alla mancanza di infrastrutture e servizi soprattutto nelle aree rurali e all’uso crescente dei social network per fare promesse false di lavoro o di una vita migliore. L’organizzazione insiste inoltre su un principio fondamentale: i minori che escono dai gruppi armati devono essere trattati prima di tutto come vittime, non come combattenti, e devono poter accedere rapidamente a protezione, assistenza psicologica, istruzione e percorsi di reintegrazione nelle proprie famiglie e comunità.
La risposta delle istituzioni colombiane mostra che il problema è riconosciuto, ma anche che il sistema di protezione fatica a stare al passo con la sua dimensione. Il 24 agosto, poche ore dopo la pubblicazione del rapporto, l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar ha dichiarato di aver ricevuto «con preoccupazione» i risultati di Human Rights Watch e ha annunciato il rafforzamento delle azioni di prevenzione con comunità, organizzazioni sociali e ONG. Già a giugno l’ICBF aveva avviato la creazione dell’Equipo Nacional de Acción Inmediata, un meccanismo coordinato nell’ambito della CIPRUNNA che coinvolge ministeri, forze di sicurezza, Defensoría del Pueblo e Unidad para las Víctimas e che dovrebbe consentire una risposta più rapida nei casi di minaccia imminente.
Human Rights Watch ritiene però che questo non sia ancora sufficiente. La politica nazionale di prevenzione, aggiornata l’ultima volta nel 2018, sarebbe ormai superata, priva di un piano operativo sufficientemente chiaro e di un finanziamento dedicato capace di raggiungere davvero le comunità più vulnerabili. Il problema, inoltre, non può essere scaricato sul solo ICBF: la stessa Procuraduría General de la Nación ha richiamato nel 2026 la responsabilità dell’intero Stato e la necessità di una risposta coordinata tra istituzioni nazionali e locali. Prevenire significa intervenire prima che un bambino venga reclutato, non soltanto cercare di recuperarlo dopo.
Le misure possibili, quindi, non riguardano soltanto il contrasto militare ai gruppi armati. Significano rafforzare la presenza dello Stato nei territori, garantire scuole sicure e accessibili, sostenere economicamente le famiglie, creare opportunità alternative per adolescenti e giovani, finanziare reti locali di prevenzione, rendere più rapide le segnalazioni e i percorsi di protezione e assicurare assistenza specializzata a chi ha subito violenza sessuale. Significano anche costruire una collaborazione stabile con le piattaforme digitali: la legge colombiana già impone nuovi obblighi per la tutela dei minori online e per il blocco dei contenuti collegati al reclutamento, ma senza sistemi efficaci di moderazione e senza strumenti di allerta condivisi tra aziende tecnologiche e istituzioni, il reclutamento digitale continuerà a sfruttare gli stessi spazi nei quali milioni di adolescenti cercano relazioni, lavoro e appartenenza.
La Colombia ha firmato la pace con le FARC nel 2016, ma per molti bambini la guerra non è finita: ha cambiato nomi, gruppi, territori e strumenti di reclutamento. La ragazza di 16 anni che ha dato il titolo al rapporto di Human Rights Watch resta anonima perché pubblicare altri dettagli potrebbe metterla in pericolo, e proprio questa assenza racconta qualcosa della realtà che il documento prova a descrivere: dietro ogni statistica c’è un minore la cui identità deve spesso essere nascosta per proteggerlo. La guerra può cominciare lungo la strada che porta a casa dopo la scuola oppure con una notifica sul telefono, ma la conseguenza è la stessa: un bambino sottratto alla propria famiglia, all’istruzione e alla possibilità di scegliere il proprio futuro.
Fonti principali
- Human Rights Watch – rapporto completo, 24 agosto 2026
- Human Rights Watch – comunicato sul rapporto
- ICBF – risposta ufficiale al rapporto, 24 agosto 2026
- ICBF – Equipo Nacional de Acción Inmediata, 10 giugno 2026
- Defensoría del Pueblo – dati 2025 e primi cinque mesi del 2026
- UNICEF – reclutamento dei minori in Colombia, febbraio 2026