A Margem do Rio, il film queer premiato a Locarno e al Festival do Rio

Matheus Farias ha trascorso vent’anni in una comunità evangelica brasiliana, pur essendo consapevole della propria omosessualità. Da quell’esperienza e dall’ascesa politica di Jair Bolsonaro prende forma A Margem do Rio, il film diretto insieme a Enock Carvalho che intreccia religione, diritti LGBTQIA+ e potere politico. Dopo il riconoscimento a Locarno, l’opera ha conquistato il Festival do Rio, dove sono state premiate anche le tre interpreti dei personaggi trans e travesti.

Caique Copque e Ítalo Martins in A Margem do Rio (2026), diretto da Enock Carvalho e Matheus Farias. Foto: Gatopardo Filmes / A Margem do Rio

Danzava, faceva teatro, coordinava attività per bambini e ricopriva incarichi di responsabilità. Per due decenni Matheus Farias ha partecipato attivamente alla vita di una chiesa evangelica brasiliana, pur essendo già consapevole della propria omosessualità. L’elezione di Jair Bolsonaro alla presidenza del Brasile, nel 2018, avrebbe segnato una svolta nel suo rapporto con quell’ambiente. Da questa esperienza personale prende forma A Margem do Rio (The Riverbank), il primo lungometraggio diretto insieme al compagno Enock Carvalho, premiato l’11 ottobre 2026 come miglior film di finzione al Festival do Rio e vincitore del Prêmio Félix per il miglior film brasiliano LGBTQIA+. La cerimonia si è svolta al Cine Odeon, dove è stato assegnato anche il premio collettivo alle attrici non protagoniste Renna Costa, Artia e Ísis Broken. I riconoscimenti arrivano dopo il Premio speciale della giuria conquistato il 15 agosto al 79º Festival di Locarno, dove il film era stato presentato nel concorso internazionale.

La vicenda è ambientata a Recife, città del Brasile nordorientale attraversata da fiumi e mangrovie. Il protagonista, Izaquiel, interpretato da Caique Copque, è un giovane addetto alle pulizie che lavora in una chiesa neopentecostale e di notte si avventura tra le mangrovie alla ricerca di incontri clandestini. In uno di questi luoghi appartati conosce Jeremias, un pescatore interpretato da Ítalo Martins, con il quale nasce un’attrazione intensa e misteriosa. Quando la violenza raggiunge quello spazio, i due vengono trascinati in un percorso nel quale realtà e mito finiscono per confondersi. La natura diventa così un rifugio ambiguo, capace di offrire momenti di libertà ma anche di esporre i personaggi a nuovi pericoli. Nella vita quotidiana, intanto, Izaquiel condivide la propria casa con tre donne trans e travesti, termine che in America Latina indica un’identità di genere rivendicata anche politicamente, distinta dal significato italiano di «travestito». Insieme costruiscono una famiglia fondata sull’affetto e sulla solidarietà, lontana dai modelli tradizionali che dominano l’ambiente religioso nel quale lavora.

A incarnare il rapporto fra religione e potere è il pastore Eurico, interpretato da Robério Diógenes. Dietro l’apparenza di guida spirituale, l’uomo coltiva relazioni politiche per favorire la carriera del figlio deputato, mentre esercita la propria autorità sui fedeli attraverso un sistema di regole morali e intimidazioni. Il contrasto fra la chiesa e le mangrovie attraversa l’intero film: da una parte un ambiente nel quale la fede viene utilizzata per disciplinare i comportamenti e consolidare il potere, dall’altra uno spazio nel quale persone emarginate cercano di vivere desideri e relazioni che la società tende a reprimere. Il conflitto non riguarda la fede in sé, ma il momento in cui determinate interpretazioni religiose diventano strumenti di controllo sociale e di esclusione.

Dalla vita di Matheus Farias al Brasile di Bolsonaro

L’origine personale del film è stata raccontata dallo stesso Farias durante l’incontro con il pubblico dell’8 ottobre al Festival do Rio, documentato dal giornalista Renato Furtado sul sito ufficiale della manifestazione. Il regista ha ricordato di aver partecipato non soltanto alle funzioni religiose, ma anche all’organizzazione e alla guida delle attività comunitarie. Era un ambiente nel quale aveva trovato occasioni di espressione artistica e di partecipazione collettiva, pur vivendo una condizione personale che entrava in conflitto con alcune delle posizioni morali sostenute da quel mondo religioso.

Il momento di svolta arrivò con l’elezione di Jair Bolsonaro nel 2018. La sua candidatura aveva raccolto il sostegno di settori evangelici conservatori che vedevano in lui un alleato nella difesa della famiglia tradizionale e nell’opposizione alle rivendicazioni LGBTQIA+. Per Farias, quel risultato assunse un significato particolarmente doloroso. Come ha raccontato nell’incontro al Festival do Rio, rivolgendosi a Carvalho disse: «Sento di aver contribuito a far succedere tutto questo». Il regista ha spiegato che una parte del mondo evangelico brasiliano aspirava da tempo ad avere un presidente vicino ai propri ideali, anche se non necessariamente appartenente alla stessa confessione religiosa.

Quella frase restituisce il senso di una presa di coscienza che va oltre la vicenda individuale. Farias si interroga su come sia possibile partecipare per anni alla vita di una comunità, riconoscersi nelle sue attività e nei legami costruiti al suo interno, e scoprire che una parte di quello stesso ambiente sostiene un progetto politico capace di limitare i diritti delle persone come lui. La sua esperienza permette così di comprendere una delle questioni centrali del film: l’intreccio fra appartenenza religiosa, identità sessuale e costruzione del consenso politico, in un Paese nel quale le organizzazioni evangeliche hanno acquisito un’influenza crescente nel dibattito pubblico.

La sceneggiatura ha cominciato a svilupparsi tra il 2018 e il 2019, durante gli anni della presidenza Bolsonaro. Carvalho ha spiegato che i due autori volevano utilizzare il cinema per spingere la realtà verso situazioni estreme, ma che gli avvenimenti politici e sociali del Brasile sembravano continuamente raggiungere ciò che stavano immaginando. La violenza contro le persone LGBTQIA+, l’ascesa del fondamentalismo religioso e la crescente sovrapposizione fra morale e potere politico non costituivano soltanto lo sfondo del racconto: erano questioni che attraversavano concretamente la società nella quale il film veniva scritto. La vicenda di Izaquiel è dunque una storia di finzione, ma il contesto che la circonda nasce da esperienze e tensioni riconoscibili nella realtà brasiliana.

Il cinema come spazio di resistenza

Carvalho e Farias hanno scelto di non rappresentare le persone LGBTQIA+ esclusivamente attraverso la violenza e la discriminazione. Nel film, la famiglia costruita da Izaquiel insieme alle tre donne trans e travesti con le quali vive diventa uno degli elementi fondamentali del racconto. Durante il dibattito al Festival do Rio, l’attrice Renna Costa ha sottolineato l’importanza di mostrare personaggi trans all’interno di relazioni quotidiane fatte di affetto, condivisione e sostegno reciproco, anziché relegarli alle rappresentazioni più frequenti della vulnerabilità, della strada e della prostituzione. Anche Ísis Broken, attrice e artista trans del cast, ha evidenziato il valore di un’opera che restituisce alla comunità queer del Brasile nordorientale una presenza complessa, lontana dagli stereotipi attraverso i quali quella regione viene spesso raccontata. Il premio collettivo come migliori attrici non protagoniste assegnato a Renna Costa, Artia e Ísis Brokenha dato ulteriore visibilità alle tre interpreti e ai personaggi trans e travesti che portano sullo schermo, riconoscendoli come parte essenziale della storia e non soltanto come figure segnate dalla marginalità.

Lo stesso approccio si riflette nel linguaggio cinematografico. Il thriller, il noir e il realismo magico convivono con una rappresentazione sensoriale delle mangrovie di Recife, dove il desiderio e il pericolo sembrano appartenere allo stesso paesaggio. La fotografia di Luciana Baseggio utilizza l’oscurità, i riflessi dell’acqua e gli spazi chiusi della vegetazione, mentre il disegno sonoro amplifica i rumori del fiume e degli ambienti religiosi, creando una tensione che accompagna la percezione del protagonista. La contrapposizione fra questi luoghi non è soltanto visiva: l’acqua, presente tanto nelle mangrovie quanto nei riti battesimali della chiesa, assume significati diversi a seconda che venga associata alla possibilità di rinascere o all’esercizio dell’autorità.

La distribuzione brasiliana è affidata a Vitrine Filmes, con un’uscita nelle sale indicata per il 7 gennaio 2027. Al momento non risulta confermata una distribuzione cinematografica italiana. Per il pubblico italiano, dunque, A Margem do Rio resta un film da seguire nel percorso internazionale, ma la sua storia ha già trovato un punto di partenza preciso nelle parole di Matheus Farias: quelle di un uomo che, dopo vent’anni trascorsi in una comunità evangelica, ha scelto di interrogare attraverso il cinema il rapporto fra la propria identità, la fede e il potere politico.

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